Il sogno di Antonio: «Voglio un'Europa più equa e unita»
dall'inviataFrancesca Pacistrasburgo. Un eroe europeo, ripetono adesso gli amici, i colleghi, i professori della Scuola di Studi Internazionali di Trento. Nessuno lo sa meglio di Annamaria e Domenico Megalizzi che sabato scorso, orgogliosi dell'impegno del loro Antonio, erano andati a trovarlo al gazebo dove promuoveva l'iniziativa "Per un'Italia più forte in un'Europa che cresce". Ma in queste ore, dietro i vetri smerigliati del reparto di rianimazione chirurgica dell'ospedale di Hautpierre, non c'è margine, ci sono solo un padre e una madre piegati dal dolore fino quasi a non reagire più affiancati dal fantasma di una ragazza, la fidanzata Luana. Chi esce, occhi segnati e passo stordito, rispetta la consegna del silenzio ma lascia intendere come oltre la porta chiusa ermeticamente serpeggi la domanda più angosciante, quella fatale: a che serve aver promosso solo cose belle per finire così, una pallottola per la strada, l'annichilente cattiveria umana, il male assoluto. Un eroe europeo Antonio Megalizzi, a cui si pensa di dedicare un'aula nei palazzi delle istituzioni comunitarie. E poi magari una giornata di studio a Parigi. Raccontano gli amici che avesse buttato giù una specie di manifesto per l'Europa, un documento in più punti in cui spiegare ai suoi connazionali perché convenisse rimanere in Europa e non soltanto a quelli come lui, generazione Erasmus, globalizzato, cittadino senza frontiere. Ne aveva scritto a più riprese, anche nel libro "Post Politico" autoprodottosi nel 2014 come l'altro, la favola pacifista "Cielo d'acciaio" in cui s'immedesimava in un missile. "(...) se la politica insiste sull'andare a cercare alibi a Bruxelles, il mondo dei social, che altro non vuole che nuove vittime sacrificali, la segue a ruota" si legge in "Post Politico", il capitolo dedicato alla deresponsabilizzazione collettiva ( "Il nostro cervello, ovviamente d'istinto, ci invita a distogliere l'attenzione dalle nostre colpe e a proiettarle sugli altri"). Un pamphlet per l'Europa, ma anche contro l'indottrinamento, il lavaggio del cervello, quello stesso processo di livellamento verso il basso che ha probabilmente affinato la ferocia del suo assassino. Antonio scriveva e pensava e scriveva così: "Si è deciso che siamo schiavi della Germania. Parlandone al bar nessuno riesce a spiegarsi il perché, se non adducendo a Berlino maggior ricchezza e occupazione, come se i meriti altrui fossero sempre la conseguenza di un furto. Perché è qui che si va sempre a finire: l'italiano non si capacita della propria inefficienza e mira a giustificarla con eventi esterni". E poi pagine sulla rielezione di Obama, l'invasione della Crimea da parte di Putin, il "battesimo social" di Papa Benedetto, la difesa della moneta unica: riflessioni di un giovane uomo attratto dalle possibilità della politica 2.0, ma anche spaventato dal suo alter ego, le piazze e le urne vuote ("Non credo che si potrà mai capire cosa pensa davvero la gente se l'unica forma di espressione democratica diventa spingere un bottone"). «Gli dobbiamo la memoria, Antonio si distingueva per il suo convinto europeismo e per la fiducia nei valori che ispirano i progetti di integrazione europea, era entusiasta di partecipare al programma radio Europhonica», racconta il suo ex professore di studi internazionali Andrea Fracasso. A Trento aspettano in silenzio il giorno del funerale, mercoledì o giovedì. L'unico che si fa portavoce del dolore collettivo è il papà di Luana, addolorato e preoccupato, che lunedì raggiungerà gli altri qui a Strasburgo. L'ospedale di Hautpierre è una trincea, un infermiere slega la bicicletta per tornare a casa e commenta a bassa voce che «sin dall'inizio non c'era niente da fare per il ragazzo italiano». In reparto ci sono l'ambasciatrice italiana, il console a Bruxelles, un sacerdote. Gli amici vorrebbero ancora sentirlo parlare e si scambiano i titoli dei suoi due libri, i post su Facebook, i ricordi comuni. Di lui, del ragazzo che amava l'Europa, ma non quella dei burocrati, resta il testimone di una generazione. Troppo poco per mamma e papà, il nulla. - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI