Il patto delle due debolezze come spada di Damocle
Si tratta ancora, senza sosta, e con la speranza di arrivare a un accordo, di farla finita con questa guerra che fa male a tutti. Si potrebbe chiudere la partita già nelle prossime ore, ma è altrettanto probabile che la Commissione europea si prenda un altro po' di tempo, raccolga le idee e le carte e aspetti qualche mese per dare il suo assenso alla manovra finanziaria italiana evitando così la procedura d'infrazione che scombussolerebbe un equilibrio politico già precario e costringerebbe a nuove e ben più pesanti misure economiche. Potremmo chiamarlo il patto delle due debolezze, quella italiana e quella europea. La lunga trattativa di questi mesi, la brusca marcia indietro cui sono stati costretti i due dioscuri, il prezzo pagato - 1,5 miliardi di euro di maggiori interessi sul debito per colpa dello spread schizzato all'insù - per difendere una Maginot illusoria (o 2,4 o niente), hanno incrinato i rapporti tra i due vicepremier incrinandone l' immagine. Dalla fermezza ostentata al compromesso obbligato. Dal governo dei vice premier, al mandato pieno a trattare concesso a Giuseppe Conte.Poi naturalmente ci sono le debolezze economiche. Tutto l'impianto della manovra, presentata a Bruxelles con molti emendamenti rispetto al testo virtuale approvato alla Camera, si fonda su una crescita nel 2019 dell'1,5% sulla quale non scommetterebbe in privato nemmeno chi in pubblico ci giura; si promette di ridurre il deficit, ma non si sa ancora come; si fa affidamento sul rinvio delle misure-immagine del governo - reddito di cittadinanza e quota 100 - ma non si tiene conto di cosa succederà quando andranno a regime.Anche i commissari europei affrontano la trattativa con l'Italia in un momento di grande difficoltà. L'asse franco-tedesco, per decenni architrave dell'Europa, risente della crisi dei suoi protagonisti: Merkel ha deposto lo scettro ed è alle prese con gravi incognite politiche; Macron, trionfante solo un anno e mezzo fa, è contestato e condizionato dalla piazza dei gilet gialli. Poi c'è, ovviamente, la difficile partita italiana - le banche di mezza Europa sono imbottite di titoli del debito pubblico italiano - che Bruxelles non può affrontare né tirando troppo la corda, a tutto vantaggio degli antieuropeisti in agguato, né concedendo a man bassa assumendosi il rischio di un eventuale aggravarsi della crisi. E infine bisogna fare i conti con i guai della Brexit, e tutto mentre incombono le elezioni di primavera.Per tornare a casa nostra, dalla vicenda non escono bene né Di Maio, contestato dai duri e puri del Movimento, né Salvini al quale gli imprenditori del nord chiedono più coraggio sulle questioni fiscali. Il paradosso vuole che proprio queste debolezze interne e internazionali abbiano aiutato Conte nella sua trattativa facendone un nuovo protagonista. Ma qui, ahimé, non si sta facendo casting né si gioca su un ring: fatto l'accordo, restano l'incognita economica e lo spettro della recessione. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI