Otto in manette nel clan che controlla lo spaccio Ecco l'inchiesta a rischio

torino. Prostituzione, spaccio ed estorsione. Sono tanti gli affari della mafia nigeriana nel nostro Paese. È una realtà presente da almeno vent'anni nelle grandi città di mezza Italia e che a Torino ha messo le radici partendo dai quartieri periferici, dove era maggiore la presenza di connazionali. Da qui ha mosso i suoi primi passi, attraverso il controllo delle botteghe e dei locali etnici gestite dagli immigrati. Le prime condanne per 416 bis sono arrivate nel 2009. Quando gli investigatori sono riusciti a ricostruire i cardini e i diversi ruoli dell'organizzazione criminale nigeriana. Fatta di minacce, attraverso i riti voodoo, e di violenze. Come le ragazze, spesso minorenni, marchiate a fuoco da protettori e maman e costrette a prostituirsi per ripagare le spese sostenute per il loro arrivo in Italia. Un arrivo con ben altre promesse rispetto al dramma di finire nel buco nero della prostituzione. Sono centinaia nel nostro Paese i casi di donne vittime di tratta gestita dalla mafia nigeriana. Ma sono poche ad avere il coraggio di denunciare, per timore di ripercussioni sui familiari nel paese di origine.Quindici le ordinanze di custodia cautelare disposte ieri dalla procura di Torino nell'ambito dell'operazione che ha scatenato la polemica tra Salvini e Spataro, otto le persone rintracciate dagli uomini della polizia giudiziaria.Tra gli arrestati - non tutti accusati di associazione di stampo mafioso - risultano anche soggetti pregiudicati, già arrestati e condannati in inchieste precedenti. -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI