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Quando pensiamo ai lavori architettonici e di arredo urbano pubblici realizzati a Pavia nella prima metà del Novecento, l'immagine che probabilmente ci viene in mente è quella della statua della Minerva, che sta lì bellissima e austera all'inizio di viale della Libertà, con il suo scudo e la sua lancia nelle mani, dea della sapienza, della saggezza e della guerra. Rischiamo però di dimenticare il gran numero di monumenti e fabbricati pavesi costruiti tra gli anni Venti e Quaranta del secolo scorso, appartenenti alla corrente artistica razionalista, di considerevole valore architettonico anche se in alcuni casi nettamente legati agli intenti propagandistici fascisti. Edifici e monumentiPer andare alla riscoperta di questo patrimonio monumentale cittadino, la sezione locale del Touring club italiano organizza per domani, dalle 10.30 a mezzogiorno, una conferenza e una visita guidata a tema, a cura dell'architetto Claudio Vai. Il ritrovo è in via Malaspina, al civico 7, dove si trova la sede della Prefettura, palazzo appunto razionalista. «La statua della Minerva, erta nel 1939 da Francesco da Messina, è forse l'opera fascista che salta inizialmente più all'occhio - esordisce Claudio Vai - Essa simboleggia Pavia come centro dei saperi in quanto centro universitario. Ma sono davvero tante le manifestazioni razionaliste in città, a partire dagli uffici della pubblica amministrazione, tutti realizzati da Carlo Morandotti e concentrati in maniera omogenea tra piazza Italia e piazza Guicciardi. Essi sono palazzo Malaspina, palazzo del Governo, della Provincia, la sede del Provveditorato di studi e la caserma di polizia». Il razionalismo, branca del Movimento moderno, è caratterizzato da uno stile funzionalista, da semplicità degli schemi edilizi. Aderisce all'architettura classica e romana; è monumentale. Ha una forte vocazione propagandistica. Un esempio? In viale della Resistenza c'è una concentrazione di monumenti razionalisti, edificati apposta per dare un nuovo aspetto monumentale, e trionfale, alla città: l'istituto Bordoni, la Caserma della Milizia, oggi caserma del comando dei vigili del fuoco, la caserma Gil, oggi collegio Cardano, e la Casa del Balilla, adesso sede della fondazione Le Vele.La Casa dei Balilla«La Casa del Balilla è particolarmente degna di nota - aggiunge Claudio Vai - perché presenta su una delle sue pareti un inserto decorativo in ceramica che mostra uomini intenti nell'attività sportiva, a simboleggiare l'idealità della gioventù fascista fisicamente prestante». Il relatore segnala, come due architetti di riferimento che hanno agito a Pavia in quel periodo, Giuseppe Pagano e Mario Ridolfi. Pagano ha realizzato l'aeroscalo, alla cui inaugurazione nel 1925 ha partecipato Benito Mussolini. Mentre Ridolfi ha progettato il Bordoni nel 1935, esempio esplicito della corrente razionalistica. «Una chicca dell'architettura in tempo fascista, poco conosciuta, è il convento dei frati minori di Canepanova - conclude Vai - realizzato da Morandotti tra il 1935 e il 1937 e che sul proprio retro vanta una statua di qualità di san Francesco. Insomma, le opere costruite nei decenni a cavallo tra le due guerre non sono da sottovalutare e non si riducono alla pur suggestiva statua della Minerva. Alcune, inoltre, come l'aeroscalo, necessiterebbero di interventi di restauro dopo anni di degrado». Visita guidata gratuita. Info: 340.2289296. --Gaia Curci