Tumore al pancreas, una speranza in più
Anna Ghezzi / PAVIAC'è un tumore che fa più paura perché in 8 casi su 10 non si può operare e i sopravvissuti a 5 anni dalla diagnosi sono 8 su 100. È il tumore al pancreas e ora il Centro di adroterapia nazionale oncologica di Pavia ha avviato, con il San Matteo, uno studio clinico di fase II sui pazienti per un nuovo approccio che impiega l'adroterapia con ioni carbonio in associazione alla chemioterapia prima dell'operazione. Migliorare la sopravvivenzaSono 30 i pazienti con diagnosi di tumore del pancreas esocrino resecabile da arruolare per lo studio. Saranno sottoposti a chemioterapia per tre cicli e a 8 sedute di adroterapia con ioni carbonio prima dell'intervento. «Gli ioni carbonio possono agire sulle cellule tumorali del pancreas come una biglia su una lastra di vetro - spiega il direttore medico del Cnao Francesca Valvo, curatrice della ricerca -: centrano l'obiettivo con più forza, sono più pesanti della tradizionale radioterapia, paragonabile a una pioggia di granellini di riso che investe anche gli organi vicini». L'obiettivo della ricerca Pioppo è valutare come questo approccio migliori la sopravvivenza senza progressione della malattia, ma anche la sopravvivenza globale, se si riusciranno a operare più casi e rimuovere del tutto la malattia.Una speranza dal Giappone«I dati giapponesi - prosegue Valvo - dimostrano che le particelle pesanti sono efficaci in tumori radioresistenti come quello al pancreas e che, con trattamento pre operatorio, ci sarebbe meno incidenza di metastasi successive, come se il trattamento con ioni impedisse alle cellule tumorali di migrare. Alla luce di queste considerazioni abbiamo disegnato un protocollo per riprodurre i risultati». I giapponesi hanno anche trattato pazienti inoperabili ottenendo tassi di sopravvivenza a tre anni impensabili con la sola radioterapia, e al Cnao è in corso uno studio prospettico anche per questi casi. Strumenti in più«La possibilità di combinare più forme di terapia - afferma Silvia Brugnatelli, responsabile dello studio per l'Oncologia del San Matteo - rappresenta un modello con un potenziale impatto importante: siamo convinti di poter dare una speranza in più ai nostri pazienti. Allo studio hanno aderito anche l'Istituto oncologico veneto e il Centro oncologico di Reggio Emilia». «Le esperienze preliminari da noi eseguite - spiega Paolo Dionigi, direttore della Chirurgia generale 1 del policlinico - hanno dimostrato che nei pazienti operabili l'intervento di resezione del pancreas e dei linfonodi non presenta più difficoltà tecniche dopo il trattamento e che la ripresa postoperatoria è normale. I risultati preliminari sono incoraggianti, ma bisogna attendere per quelli definitivi». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI