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PaviaPerché diciamo noal ministro CentinaioHo aderito convintamente all'appello del Coordinamento per il Diritto allo Studio - Udu dell'Università di Pavia che critica aspramente l'invito del ministro Centinaio all'inaugurazione dell'anno accademico come ospite d'onore. Appena sono venuto a sapere dell'invito me ne sono chiesto il motivo e non ne ho trovato un altro che non sia una pavida "captatio benevolentiae" verso il nuovo potere. Mi duole di dover ricordare che ciò che distingue l'università da un produttore automatico di lauree è la secolare tradizione di indipendenza dal potere, verso il quale deve essere di pungolo, di critica e, quando necessario, di opposizione senza compromessi. L'appello, nell'elencare atti e dichiarazioni del ministro, ricorda meritevolmente la figura del professor Errera, e io mi permetto di ricordare il celebre storico francese prof. Marc Bloch che, nonostante l'età non più giovane, nel 1943 non si accontentò di stare nella torre d'avorio dell'accademia, ma si impegnò in prima persona nella resistenza antinazista fino alla cattura e alla fucilazione l'anno successivo. Questi sono gli esempi che l'accademia deve offrire, non il ridicolo bacio della pantofola al potente di turno. Invito dunque il Magnifico Rettore a riconoscere l'errore e ad annullare l'invito al ministro. Se, disgraziatamente così non fosse, invito tutto il corpo docente a disertare l'inaugurazione dell'anno accademico lasciando il ministro a parlare all'unica platea che gli è degna: un'aula vuota. Paolo W. Cattaneo. professorea contratto, Università di PaviaDialettoAl dìdi mortAs vèda in luntanánsa al tèc dla cësa dal cimiteri / e i münument ca brila dai lümin acés / Un viavai ad gent, amis, parent e cunuscent / Salüdà da chi e da là ad gént ca vegna da ogni citã / As trövan tüti li par purtà fiúr e salùd a parent e amis / Insima i tòmb fiúr frèsch davánti e dapús gerèta biánca da tüti i güst / Una volta as disiva pasa no in fiánch ai tòmb par rispèt a tüti i mort / Vedár lüstar in ti capèl e al maràm netà par ben / In fila tácà sü, daquadùr c hàn vist temp migliur / sempar se jèn no stat ciulà da un queidún /Insuma l'è un dì particulár ca ricordam ogni àn / Ma gandarisa andà püsè spès e pietà di fiúr frèsch / Invece a Pasqua ghè ammò crisantemi in gir, sègn che nesün l'è andat pü li / San Giuanin pensagh ti a cürà chi anim lì. Katia Magrotti. PaviaSanitàMio fratello salvatoal San MatteoIn un momento storico in cui troppo spesso si sente parlare di malasanità in Italia, ho potuto constatare al San Matteo di Pavia l'elevato livello di competenze professionali di una struttura sanitaria pubblica. Mi riferisco in particolare alla Cardiochirurgia diretta dal prof. D'Armini che è intervenuto con la sua equipe per operare mio fratello affetto da ipertensione polmonare.Qui a Roma, da dove veniamo, era stata fatta la diagnosi, ma non abbiamo trovato nessuna struttura disposta a prendersi carico dell'intervento in quanto molto complesso e con alto indice di rischio e, peraltro, prospettato come unica soluzione al problema.Davanti a un tale scenario, di grande impatto psicologico nonché fisico, ci è stato prospettato di prenderecontatto con il policlinico San Matteo di Pavia che si è dimostrato la migliore soluzione, perché lì hanno risolto la grave patologia di cui soffriva mio fratello. Abbiamo trovato medici esperti e competenti, che con una pacca fraterna sulla spalla ci hanno rassicurato, facendoci sentire soprattutto il calore umano che si respira nel reparto. Ci hanno accolto, seguito e assistito anche psicologicamente e moralmente tutti, davvero tutti. Medici e infermieri che, oltre alle eccellenti qualità professionali messe in atto nell'affrontare un caso così complesso, hanno dimostrat un affiatamento e un coordinamento impeccabili.Le capacità professionali tecnico-chirurgiche di altissimo livello, la facile accessibilità ai rapporti con il personale medico, la disponibilità costante nel fornire spiegazioni e nel preoccuparsi di aggiornare me e mio fratello, hanno reso e continuano a rendere, questa disavventura meno amara. Questa struttura di eccellenza nazionale e internazionale ha salvato la vita a mio fratello.Marcello Lucerna. Roma