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PAVIAPietre d'inciampo, in tedesco Stolpersteine, prendono il nome da un passo del Nuovo Testamento, la Lettera ai Romani dell'apostolo Paolo di Tarso, e si riferiscono ad un progetto artistico dell'artista tedesco Gunter Demnig. Vogliono essere uno strumento contro l'oblio, il negazionismo e il revisionismo storico. Affiorano dal selciato di oltre 1.800 città europee e ne sono già state installate quasi 60mila. La prima fu posata a Colonia nel 1995. In Italia invece bisogna attendere il 2010, quando vennero installate a Roma. Poi, grazie ad un silenzioso ma efficace passaparola, si diffusero su tutto il territorio nazionale. Da Milano a Torino. Da Bolzano a Firenze. Lo scorso anno arrivarono anche in provincia di Pavia, entrando così a far parte del più grande monumento diffuso d'Europa. «La posa delle pietre è un atto intimo e silenzioso che ristabilisce la continuità della memoria tra i viventi e i morti», sottolinea Annalisa Alessio, segretario provinciale di Anpi che, insieme ad Aned, ha costituito il Comitato promotore Pietre d'inciampo della provincia di Pavia. «Il Comitato, avvalendosi della collaborazione scientifica dell'Istituto di Storia della Resistenza, per la quale ringraziamo il professor Pierangelo Lombardi, e del contributo della storico Marco Savini di Aned -sottolineano Alessio e Monica Garbelli, di Anpi provinciale e Alessandra Magenes, di Aned - ha raccolto le istanze per le installazioni delle pietre che, spesso, sono state avanzate direttamente dai familiari. La posa nel selciato ha avviato anche nella nostra provincia una sorta di museo diffuso della Resistenza e della deportazione». --ST.PR.