«Clima e guerre, i due drammi secondo il Papa»
Maria Grazia Piccaluga«Sono argentino. Sono nato a Buenos Aires (pausa). Ma in un quartiere diverso». La pausa che monsignor Marcelo Sanchez Sorondo si concede è di facile comprensione: stessa città di Papa Francesco con il quale il cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze ha elaborato il testo dell'enciclica del 2015, Laudato sì. E partire dall'Argentina - nel convegno che ha come titolo "Migrazioni" - è più che mai opportuno. «La forza del mio Paese - ha subito spiegato monsignor Sorondo - è stata la migrazione di fine '800 dalla pianura padana e veneta che ha prodotto grande sviluppo, soprattutto nell'agricoltura. L'uomo del resto è sempre stato un migrante, pensiamo a Mosè, ad Abramo. Ma il problema di oggi è molto speciale». Il cancelliere pontificio guarda la platea del collegio Ghislieri, che ospita la conclusione della sedicesima edizione dell'Open Lab curato dai biologi Carlo Alberto Redi e Manuela Monti. I suoi interlocutori sono filosofi, antropologi, sociologi, giuristi, operatori nel mondo della cooperazione. Sorondo va diretto al nocciolo del problema, già sviscerato dal Papa nella sua enciclica sull'ambiente.«Rimuovere le cause»«Quali sono le due principali cause da rimuovere? - chiede il vescovo offrendo subito la risposta - Le grandi guerre e i cambiamenti climatici. Entrambi dipendono dall'essere umano. Se l'uomo non interviene continueranno. Il riscaldamento globale produce la migrazione degli animali e quindi anche degli uomini che hanno il desiderio, il bisogno di stare meglio». Su temi come la schiavitù, la tratta di esseri umani, la prostituzione, il traffico di organi, l'Accademia Pontificia delle Scienze ha lavorato a lungo. «I nostri esperti hanno stimato che il 20 per cento dei trapianti nel mondo sono realizzati attraverso il traffico di organi prelevati, senza medici e senza ospedali, da bambini e da gente povera».Aspetti di una realtà complessa che fa capo allo tsunami migratorio in corso in quasi tutto il pianeta negli ultimi decenni. «Bisogna rimuoverne le cause - insiste monsignor Sorondo -. Papa Francesco ha fornito tre verbi sui quali dobbiamo riflettere: educare, proteggere e integrare. Non si può non dare da mangiare a una persona che ha fame. San Tommaso ci ricorda che i beni della Terra sono destinati a tutti. Ma serve anche l'ospitalità perché chi è ospite possa poi trovarsi da solo da mangiare. E questo è un compito degli Stati. Infine è necessario integrare. Ed è la parte più difficile. Il Papa parla della dignità del lavoro e della centralità della persona spiegando che rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società».L'appello ai sindaciL'appello, per svolgere questa missione, è rivolto ai sindaci. E al sindaco di Pavia Massimo Depaoli, che siede in sala. «I sindaci hanno il reale contatto con le persone nelle città - incalza monsignor Sorondo - Prima ancora dei limiti delle nazioni. E' compito loro l'integrazione». Il volume che riunisce gli interventi dei relatori - antropologi, genetisti, filosofi, giuristi - ha lo scopo di affrontare l'argomento su basi e dati scientii. «Gli scienziati - hanno spiegato i promotori Redi e Mondi - hanno il dovere di mettere a disposizione le loro competenze e provare a offrire soluzioni». --l