L'educazione sentimentale in ottanta "canzonette" pop
anna ghezziCi sono canzoni che ascoltiamo distrattamente, alle quali non diamo peso. E che invece, dimostra Giulia Cavaliere in Romantic Italia. Di cosa parliamo quando cantiamo d'amore (283 pagine, Minimum fax, 2018) ci aiutano a scoprire, una domanda alla volta, qualcosa in più su noi stessi, l'amore e il sesso. Ma anche dell'immaginario e del costume italiano dagli anni Cinquanta a oggi. Cavaliere, 33 anni, di Pavia, è giornalista e critica musicale in un mondo prettamente maschile. In Romantic Italia, la ex bimba portata dalla baby sitter Lucia in giro per le balere della provincia, dal Sandalo cinese all'Antares, non offre verità ma ci immerge nello struggimento nazionale con 80 canzoni (e c'è anche la playlist: bit.ly/romanticitalia). Sarà domani alle 19.15 alla libreria Il Delfino di Pavia (piazza Cavagneria, 10) a presentare il libro con Nicola Crivelli. Qual è la prima canzone che ricorda?«La prima che mi ha turbata, anche se non la prima che ricordo, è La ballata dell'amore cieco. Sono cresciuta in una famiglia dove si ascoltava tanta musica: Conte, Battisti, Ruggeri, con una certa leggerezza. Mia mamma faceva i mestieri canticchiando "Vincenzo io ti ammazzerò"». Un amore precoce...«Da piccola passavo le ore a guardare le coste dei vinili, ho imparato a metterli sul giradischi rompendo le puntine. La prima volta che ho ragionato di canzoni d'amore avevo 6 anni, mio papà faceva il letto, c'era Se stiamo insieme, di Cocciante: io l'ascoltavo e mi chiedevo come mai il protagonista avesse così bisogno si scoprire perché stava insieme a questa donna, visto che quella sera si sarebbero visti». Che canzone ha lasciato fuori?«Il punto è che il libro nasce dalle canzoni su cui ho ragionato, sulle quali a un certo punto ho pensato: "Potrei farci un libro". Metà ci sono entrate di diritto. La prima è Cara, di Lucio Dalla: "Io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato". Sull'S13, immaginavo un libro che si chiamasse così. Romantic Italia potrebbe contenere 500 canzoni, ma non volevo fare un'enciclopedia, bensì un racconto personale. Per me una canzone muore quando viene registrata e ricomincia una seconda vita quando viene ascoltata, chi c'è dall'altra parte delle cuffie è fondamentale. Ho voluto raccontare canzoni che abbiamo sempre sentito e raramente ascoltato, che hanno modificato il modo di cantare l'amore e ne raccontano le diverse fasi: innamoramento, abbandono, il momento in cui guardi fuori dalla finestra e non stai più male, come ne Il mondo. Ma non sono solo fiori e dolcezza, struggimento e aulico dolore, è soprattutto passione, sensualità e desiderio, sangue, sudore e lacrime».Nel 1978 Patty Pravo cantava l'amore a tre, oggi siamo più bacchettoni?«Siamo solo più abituati alla sessualità spiattellata come in Cosmo che dice "Ti vengo dentro". Allora c'erano canzoni che nel tempo in cui sono state scritte erano outsider. Pensiero stupendo, cantata così, da una donna, tra il detto e il non detto era scandalosa» .C'è una Romantic Pavia?«Certo, quella delle balere, di tutti i posti in cui ci si bacia a Pavia, le strade in cui abbiamo camminato ascoltando musica, da casa alla stazione, il lungofiume. Ma anche Sei un mito degli 883, che ho inserito nel libro con orgoglio. Una canzone tra le più interessanti e divertenti, che racconta la provincia, al confine tra sogno e realtà». --