Sui rimpatri istantanei Tunisi chiude a idee Salvini

tunisiLa speranza era di tornare da Tunisi con un accordo sull'aumento del numero dei rimpatri (attualmente 80 a settimana). Ma per ora Matteo Salvini si deve accontentare di un impegno del Paese nordafricano a rafforzare gli accordi bilaterali con l'Italia: aiuti economici, mezzi e addestramento in cambio di una maggiore efficienza nel contrasto alle partenze di migranti. E deve "aprire" alla richiesta di Tunisi di canali d'ingresso legali, ribadendo però che di questo si parlerà solo dopo aver bloccato le partenze, la priorità dell'Italia. Non si fermano, intanto, le polemiche sul decreto Salvini. Ieri è stato il presidente della Cei, il cardinal Gualtiero Bassetti, ad attaccare. «Mi preoccupa - ha detto - l'abrogazione e la riduzione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, perché in questo modo si rischia di esporre tante persone a un futuro incerto. E pure l'espulsione legata anche al primo grado di condanna, che non sarebbe proprio in pieno con la Costituzione». Bassetti ha anche espresso perplessità sulla forma del decreto rispetto al carattere di emergenza e ha auspicato ripensamenti nei successivi passaggi in Parlamento. Ferma la replica del titolare del Viminale. «A me - ha ironizzato - fa piacere che ci sia tanta gente in Vaticano che si occupa di chi sbarca in Italia, ma il mio stipendio è pagato da 60 milioni di italiani che vogliono vivere tranquilli in casa loro. Meno immigrazione clandestina significa più sicurezza». E con l'obiettivo di frenare ancora i flussi via mare Salvini è volato a Tunisi. Incontri «proficui» li ha definiti, che però non hanno portato all'aumento dei rimpatri. --