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PaviaL'inquinamentodella VernavolaSi torna a parlare dell'inquinamento della roggia Vernavola indicando come possibile causa la scarsa portata d'acqua e probabili scarichi fognari, indicando come ipotetica soluzione un intervento a monte con la costruzione di un depuratore. Condividendo quanto deciso dal Consiglio comunale, e successivamente dalla giunta, di bocciare la proposta di costruire, a nord di Mirabello, un depuratore, vorrei fare alcune riflessioni anche a seguito degli ultimi dati divulgati dal CeMav.Se alla stazione di rilevamento di Mirabello gli Escherichia coli sono 11.000 Ugc/100ml, alla stazione n.5 sono 5.500 ed in viale Lodi sono 12.400, vuol dire che le criticità sono a monte di Mirabello e a monte di viale Lodi.Stabilito che a monte della stazione di Mirabello non vi sono abitazioni significative, significa che la criticità è nei comuni a nord di Pavia: su questi bisogna intervenire per capire cosa succede nei loro territori; non dimenticando che quasi tutti dovrebbero essere allacciati all'ex Condepur e quindi già collegati al depuratore di Pavia.Anche per il tratto cittadino bisogna verificare una volta per tutte gli eventuali scarichi che ancora si riversano nella roggia (e immetterli nella rete fognaria cittadina): altrimenti anche se si depura a monte, qui i valori saranno sempre elevati.Invito l'amministrazione comunale, visto che la Vernavola è una roggia storica e che si trova al centro del Parco Vecchio di Visconti (Barcho), ad istituire detto Parco con tutti i vincoli urbanistici necessari.Sulla Vernavola che è di competenza, come il Navigliaccio, del Consorzio Est Ticino Villoresi, sarebbe utile concordare le competenze o eventuali convenzioni per avere finalmente un corso d'acqua pulito nell'alveo, con rive senza più sterpaglie che lo deturpano.Vincenzo Pedrazzini. PaviaPaviaManifesto funebrestrappatoSu Facebook e simili traspare chiaramente la natura delle persone e si evidenziano tutte le frustrazioni represse e l'aggressività che cova ma finchè queste cose rimangono in rete poco male. Il problema è che la cattiveria che queste persone mettono pigiando i tasti comincia ad emergere sempre più prepotente nella realtà di tutti i giorni. In via San Paolo, vicino alla fermata dell'autobus, c'è uno spazio in cui si affiggono i manifesti mortuari: stamattina (mercoledì, ndr) un signore sulla cinquantina ha strappato quello di Iolanda Nanni. Posso capire le divergenze politiche ma almeno un rispetto, anche se di facciata, per i morti penso sia dovuto. Questa società mi disgusta ogni giorno di più.Iris Guastaldi. PaviaVideo-chocLager libici riesumati per i migrantiA volte il mondo non sta al suo posto perché siamo noi a capovolgerlo. Ieri stavo osservando i filmati giunti dalla Libia, nello specifico dentro i campi di prigionia libici, i suoi lager riesumati per i migranti. Dapprima guardavo lo scempio umano, la carne fatta a pezzi, guardavo senza muovere un muscolo, guardavo i corpi appesi, guardavo le vergate scagliate con forza sulle schiene nude, guardavo gli occhi degli uomini, delle donne, dei bambini, inchiodati dalla paura. Guardavo appunto. Poi mentre osservavo la mostruosità del particolare, montava un'ira profonda per la scelleratezza di tanta miserabilità dis-umana, una rabbia assunta sequenza dopo sequenza. Mi sono chiesto com'è possibile "vedere" tanto sfacelo con l'indifferenza della lontananza, come è possibile? Ho pensato al mio amico Cardinal Martini, alla sua maniera di intendere l'intercessione, non soltanto preghiera silente, ma vero o comando a mettersi in mezzo, là, dove infuria la disperazione.I migranti, i rifugiati, gli extracomunitari, non entrano più in mare-terra nostra, dal precedente governo a quello attuale rimangono là nei lager.Tanto abbiamo la possibilità di affermare che i video sulle torture sono fake news, riproduzioni ben confezionate dalle opposizioni. Disarticolando l'unica verità: che ieri governavano quelli là, oggi questi qui, poli opposti che convergono, che fanno melina sull'ingiustizia delle torture, dei morti ammazzati non più in mare ma nei campi di concentramento.Vincenzo Andraous. Pavia