Un muro di auto e tir invade la città Il sindaco: «Meglio delle aspettative»

Genova L'illusione di poter fare come prima, con qualche piccola deviazione, si è dissolta alle porte di settembre, nel primo lunedì di rientro, per molti, dopo le vacanze, in una Genova tutta nuova, dal punto di vista della viabilità. Si è dissolta di fronte al muro di targhe, container su quattro ruote, motorini e vigili che si sbracciano nello smog, in una danza senza requie, in mezzo alle case. Un muro che si muove piano alle 11 da Sestri Ponente verso il centro. Almeno sino a quando (e parliamo di tre settimane, al minimo) non nascerà la nuova "Strada del Papa" per i tir dentro le aree dell'Ilva e dei terminal portuali. Una strada che sta realizzando Pavimental, società del gruppo Atlantia, che è stata incaricata di verificare la stabilità della sopraelevata portuale, dedicata ai camion. «È andata meglio delle aspettative», dice il sindaco Marco Bucci, che guarda il bicchiere mezzo pieno. Ma anche lui deve ammettere che ci sono punti critici e "imbuti". Oggi i primi provvedimenti. Bisognerebbe a ridurre l'uso dell'auto privata e far viaggiare i tir la notte. Sono però strategie di lungo periodo, nonostante lo sforzo di Comune e Trenitalia con i 43 treni in più e la metropolitana aperta h24. Ma i conti parlano: 75mila veicoli al giorno passavano sul Ponte Morandi. Impossibile farli sparire. Una "prova sul campo", ieri mattina, da Arenzano (primo comune fuori Genova a ponente) e il centro, con uscita al casello di Genova Pegli, dà questo risultato: 55 minuti per 25 chilometri circa. Mezz'ora in più della percorrenza abituale con il Morandi. Per un guidatore abituale la sensazione di smarrimento è inevitabile, già in autostrada, quando ci si trova l'indicazione per Livorno spostata a sinistra, sotto il bivio per Alessandria e Milano. Nel tratto di A10 percorribile il traffico scorre nella norma, i problemi arrivano quando ci si immette dentro Genova. La presenza di tir e grandi cisterne che scendono giù dalla collina di Erzelli o si infilano (non si potrebbe) per la strada collinare di Borzoli, una delle poche scorciatoie rimaste per la Valpolcevera. E poi quelle strade urbane allargate a forza, tra i palazzi di Sestri Ponente, tra i binari del treno e i capannoni industriali.Chi si affida al navigatore lo si vede da lontano: giri a vuoto e quattro frecce accese. La debacle dei Gps è evidente. Meglio affidarsi ai gesti dei vigili. Hanno chiesto i rinforzi dell'Esercito e delle guardie giurate pagate da Autostrade. Ma non basta. Quando si arriva finalmente sulla "Guido Rossa", pigiare sull'acceleratore è liberatorio. Ma il limite è di 60 all'ora. L'autostrada è un ricordo. Basta guardare a monte, a quel moncone di cemento sospeso nel vuoto sopra il Polcevera, per rendersene conto. -E. R. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI