Diritto d'autore da tutelare in difesa dell'informazione

IL CASOMarco Sodano / TORINOTutelare il diritto d'autore è l'unico modo per continuare a garantire una copertura giornalistica indipendente dei grandi fatti in tutto il mondo. È il senso della lettera-appello inviata ai parlamentari europei dal responsabile dell'ufficio di Baghdad dell'agenzia France Presse, Sammy Ketz. La lettera, sottoscritta da 103 giornalisti di tutta Europa (con una nutrita rappresentanza del gruppo Gedi, che edita anche questo giornale) è scritta in vista del nuovo voto sulla riforma del Copyright europeo, in agenda all'Europarlamento nelle prossime settimane. A luglio l'assemblea di Strasburgo ha votato contro l'avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva. Contro quello stop si è scagliata l'associazione degli editori europei (Enpa). Il suo presidente Carlo Perrone (azionista di Gedi) ha stigmatizzato «l'intensa attività di lobby» svolta dai big della rete. Nel mirino degli avversari della direttiva sono finiti due articoli: l'11, che prevede che chiunque monetizzi la diffusione di contenuti di informazione debba pagare un compenso all'editore (che a sua volta dovrà poi pagare gli autori). Il diritto di autore si estenderebbe anche alle anteprime (titolo e foto) degli articoli generate quando li si posta su un social network. Secondo punto contestato: l'articolo 13, che imporrebbe alle piattaforme digitali un filtro automatico (lo usa già Youtube) che verifichi se un contenuto sia o meno coperto dal diritto d'autore. Chi si oppone alla direttiva avverte: se passa questo testo, Internet non sarà più il luogo in cui ci si possono scambiare contenuti liberamente. Le critiche sono tutt'altro che infondate: è chiaro che ci sono ampi spazi per migliorare il testo della direttiva. È però anche vero che nella giungla di oggi tutti copiano senza remore e diffondono gratuitamente i contenuti raccolti dalle grandi testate. Più copie gratuite (e pirata) circolano di quel materiale, meno sarà facile trovare editori disposti a investire nella produzione di notizie: e alla lunga, quando non ci saranno più fonti primarie che stanno sul posto, morirà anche chi si accontenta di copiare. «Non possiamo più mandare giù la menzogna diffusa da Google e Facebook - scrive Ketz - secondo cui la direttiva minaccerebbe la possibilità di accedere a Internet gratuitamente. La posta in gioco è la libertà di stampa: quando finiranno i giornalisti quella libertà se ne andrà». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI