Franco Scola racconta il Ticino «D'estate è il mare della città»

PAVIAIl fiume azzurro, il mare dei pavesi. Diversi i modi con i quali viene chiamato il Ticino che, soprattutto nei fine settimana agostani, diventa da sempre un punto di refrigerio e abbronzatura per chi rimane in città. Sono tanti gli appassionati che con la loro barca di buon mattino "salpano", ad esempio dalla Casa sul Fiume, per avventurarsi tra le sue anse.Tra di loro anche Franco Scola, 69 anni, che con il suo Johnson a due tempi passa l'estate a Ticino da 20 anni. «È davvero basso in questi giorni e se non stai attento rischi di rompere l'elica», racconta. L'inizio non è dei migliori, bisogna mettere la barca quasi in mezzo al fiume per partire: il fondale è troppo basso e il rumore dell'elica lo segnala. «La gente si attrezza e prende il sole - spiega guardando la città che scorre -, peccato ci siano poche indicazioni, sai quanti milanesi in più verrebbero».Passare dal Ponte Coperto non è semplice, i resti della vecchia struttura spuntano in maniera pericolosa: «Il segreto è passare sotto la terza arcata e guardare il colore dell'acqua: più è gialla, meglio evitare. Per non avere problemi, spengo il motore nei punti più difficili - sorride - così portiamo a casa l'elica». Di spiagge dove prendere il sole ce n'è a bizzeffe, ma non è detto che sia sempre una buona notizia. Il fatto che qualcuno cammini quasi in mezzo al fiume fa riflettere sul livello dell'acqua (a Bereguardo 1 metro sotto lo 0): «Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno, in alcuni tratti almeno non diventa pericoloso per i bagnanti. In questo periodo le spiagge diventano meta di una vacanza giornaliera ridando un po' di vitalità alla zona. Sarebbe bello se riattivassero il vecchio porticciolo al Confluente con qualche barchetta per portare i turisti nelle spiagge più belle. Se fossimo a Milano lo avrebbero già fatto». --ALESSIO MOLTENI