Asm Pavia, ultimatum alle aziende «Rispettate l'obbligo contrattuale»
PAVIAIn attesa del decreto che potrebbe ridurre i valori di idrocarburi nei fanghi, resta l'allarme nei depuratori e scoppia la guerra tra i gestori degli impianti della provincia e le aziende che smaltiscono i fanghi e hanno deciso di sospenderne il ritiro. «Abbiamo inviato una lettera in cui richiamiamo gli smaltitori ad osservare gli obblighi contrattuali», fa sapere il direttore generale di Asm Pavia Andrea Vacchelli. Vincoli che «non possiamo rispettare perché rischiamo di essere sanzionati per il superamento dei limiti di idrocarburi nei fanghi», replica Alberto Castiglioni, direttore tecnico di Alan srl, una delle dieci aziende che in provincia si occupa della lavorazione di fanghi. Un braccio di ferro che rischia di avere conseguenze esplosive, con depuratori, 128 in tutta la provincia, che hanno un'autonomia di qualche settimana.Poi si rischia l'emergenza sanitaria: il divieto di accumulare rifiuti oltre i 20 metri cubi obbligherebbe a scaricare nei fiumi acque non depurate. Una situazione che richiede l'intervento dello Stato . Come ha stabilito il Tar a cui avevano fatto ricorso 65 Comuni delle province di Pavia e Lodi per chiedere l'annullamento della delibera regionale che fissava in 10.000 milligrammi per chilo il valore limite degli idrocarburi nei fanghi. Delibera che il Tar ha annullato.«Ci rendiamo conto del problema, ma le aziende si trovano nell'impossibilità di ritirare il materiale dopo la sentenza che impone il rispetto del valore soglia di 50 mg per chilo - spiega Castiglioni -. Un valore che è impensabile osservare, perché i fanghi contengono quantità superiori di idrocarburi che comunque non sono di origine minerale, ma vegetale». A spiegare in cosa consistono i pericoli legati al blocco del recupero dei fanghi è il direttore generale di Asm Pavia, ricordando che il depuratore di Montefiascone produce 75 metri cubi di fango alla settimana. «Pavia ha un'autonomia di 10 giorni scarsi - chiarisce Vacchelli -. Al momento è stata sospesa l'estrazione dei fanghi dal depuratore e quindi i rifiuti restano nella vasche». Nelle vasche di ossidazione ci sono batteri che si nutrono di sostanze organiche, il processo di depurazione, che comporta l'abbattimento di inquinanti, si conclude con la produzione del fango da cui viene eliminata la parte acquosa. Ne resta la sostanza secca che viene pressata e stoccata in cassoni per poi essere smaltita dalle aziende. Il blocco del ritiro impone lo stop alla produzione dei fanghi che restano nell'impianto in forma liquida, con la conseguenza che ne esce uno scarico non completamente trattato e quindi con la presenza di solidi sospesi e con parametri elevati di inquinanti. Perciò l'acqua che finisce nei fiumi ha caratteristiche simili a quella in entrata.Sulla questione interviene Alberto Maccabruni, consulente tecnico dei Comuni che avevano presentato ricorso: «Stupisce che, pur in presenza di un ricorso, i gestori dei depuratori e i fanghisti non abbiano studiato alternative per eliminare dai fanghi i contaminanti». --S. P: