Salvini si confronta con l'Europa Vuole l'internazionale sovranista

IL RETROSCENAIlario Lombardo/ ROMANon c'è alcuna premeditazione, dice chi lo segue ogni giorno e cerca di spiegare il senso della sua incontinenza comunicativa e della sua ostinata intransigenza. Né premeditazione, né pregiudizio verso il M5S, l'altra metà, in affanno, di questa strana alleanza, che è diventata un laboratorio europeo di qualcosa che potrà nascere tra qualche mese. Ma Matteo Salvini, convinto a proseguire sulla sua strada, ha bene in mente i progetti del futuro a breve e i grillini è su questi piani che devono fare i conti. E scegliere da che parte stare. Le tracce, il ministro dell'Interno, le sta lasciando evidenti. «Voglio costruire un nuovo asse in Europa», con l'Austria, con la Germania, contro la Francia di Emmanuel Macron. La querelle sui migranti è lo scoglio emerso in un mare che pensavamo uguale a se stesso: da una parte i popolari europei, dall'altra i socialisti. E attorno, a galleggiare, altri gruppetti, reduci e residui di nuove ideologie. Nel 2019 non sarà più così. E Salvini lo ha capito. Come dice un leghista di governo che smentisce le voglie di Salvini di tornare a votare a breve per massimizzare il consenso, lui vuole essere l'«avanguardia in Europa» di un «nuovo movimento politico» che troppo sinteticamente è definito populista. Una sorta di internazionale sovranista che alle euroelezioni di primavera si trasformerà in una nuova grande famiglia di cui Salvini potrebbe essere lo «speaker indiscusso». Troppo piccola l'Austria del premier Sebastian Kurz per ambire allo stesso ruolo. Altra storia quella di Viktor Orbán e dei Paesi dell'Est. «Salvini è il leader di un Paese dell'Europa occidentale tradizionale e pesa molto di più di Vienna o di Budapest». Certo, questa è la verità che si trova di fronte il Vecchio Continente: un Paese fondatore, tra i più grandi, come l'Italia, che è guidato da una forza che non appartiene più ai vecchi schemi. Dall'altra parte c'è la Francia dove Marine Le Pen, pur con risultati elettorali migliori di Salvini, è stata neutralizzata da un sistema elettorale spietato. Da apprendista lepenista in Italia il leghista si è trasformato nella voce di tutti i sovranisti d'Europa. Ora vuole far esplodere il Ppe e prendersi lo scettro delle destre europee. Ed è ben consapevole che questa alleanza di governo basata sul contratto porta in sé una competizione per le prossime Europee che si potrebbe trasformare in un'ulteriore alleanza a Bruxelles. Almeno così la pensano nel Carroccio, e cominciano a temerlo anche i grillini costretti ad assistere ogni giorno da spettatori allo show di Salvini che vola nei sondaggi, a spese del M5s e desertificando quel che resta di Forza Italia. I 5 Stelle sono orfani di una famiglia in Europa. L'Ukip di Nigel Farage non ci sarà più, liberali e verdi non li vogliono, Macron, che tentava i grillini, è diventato il «nemico numero uno» di Di Maio. Che fare? Si chiedono europarlamentari e uomini ai vertici. Che fare quando Salvini, l'alleato di tanti baci e abbracci, ci aprirà le porte del suo gruppo in Europa? Salvini ha già vinto: al di là del suo incredibile exploit (dal 17 % al 30 %), ha creato una riconoscibilità che è basata su una personalizzazione estrema. «Con Di Maio non ho alcuna competizione» ripete. A soffrirla è certamente il grillino: i 5 Stelle speravano di contenerlo ma lo subiscono. Così il premier Giuseppe Conte. La dottrina Salvini si impone a colpi di tweet, fa emergere le contraddizioni nei vecchi alleati forzisti e nei nuovi grillini. Quella di ieri, migranti smistati a Malta e in Francia, la considera una sua vittoria, perché ha spinto Conte, dopo una telefonata al mattino, a muoversi. E quando c'è una reazione, come nel caso della nave Diciotti fatta attraccare dopo l'intervento di Sergio Mattarella, il leghista è sempre pronto a evitare scontri con premier e altri ministri, con una convinzione di fondo: «Saranno loro a prendersi la responsabilità. Io devo far vedere che tengo il punto». Questa è la linea da cui non retrocederà: «Tutti continuano a dire che voglio tornare al voto. Balle - ripete lui - Ma certamente resto in questo governo fino a quando mi faranno fare quello che ho promesso». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI