Cagnoni, no al patteggiamento voleva cavarsela con due anni

BRONIDue anni e un anno e otto mesi di reclusione. Queste le richieste di patteggiamento avanzate al Gip Fabio Lambertucci rispettivamente dai legali di Livio Cagnoni, ex direttore della cantina "Terre d'Oltrepo" di Broni, e di Pier Carla Germani, ex segretaria amministrativa e braccio destro di Cagnoni. All'indomani della seconda seduta dell'udienza preliminare sulla maxi-frode del vino contraffatto, emergono nuovi particolari sulle richieste di rito alternativo avanzate dagli imputati dei reati maggiori.NO ALLE RICHIESTECagnoni, attraverso i suoi legali, ha chiesto di patteggiare due anni di reclusione, ma, secondo le indiscrezioni, la richiesta sarà rigettata: imputato del reato più grave, ovvero associazione a delinquere, stando all'accusa l'ex direttore era la mente di tutto il sistema fraudolento. I legali della Germani, invece, hanno chiesto un patteggiamento di 20 mesi; inoltre la Germani avrebbe offerto un risarcimento allo Stato di 100 mila euro. Sia Cagnoni che Germani, però, hanno chiesto di escludere dal patteggiamento la contestazione di contraffazione di indicazioni geografiche, in quanto, a detta dei loro legali, il fatto non sussiste. Oltre a loro, poi, sono otto gli imputati che hanno scelto il patteggiamento, uno il rito abbreviato, mentre gli altri 40 procederanno con il rito ordinario. Anche se, molto probabilmente, nella prossima seduta del 21 settembre, altri difensori chiederanno il patteggiamento per i loro assistiti, come già anticipato nell'udienza di venerdì scorso.Durante la prossima seduta del 21, dopo l'esame delle ultime richieste di rito alternativo, si procederà con la discussione del pubblico ministero Paolo Mazza, che chiederà il rinvio a giudizio degli imputati, e con gli interventi degli avvocati difensori, che proseguiranno nell'altra seduta già fissata a venerdì 28 settembre, dato l'alto numero degli imputati alla sbarra. VERSO IL PROCESSO«Ci aspettavamo dei patteggiamenti "eccellenti" - spiegava un legale nel corridoio del tribunale -. Soprattutto chi è imputato di reati minori, come le false fatturazioni, invece, ha deciso di andare fino in fondo per dimostrare la sua totale innocenza, anzi, di essere stato vittima inconsapevole di questo sistema». L'Oltrepo vitivinicolo guarda con attenzione all'evolversi del procedimento giudiziario e i soci di Terre non nascondono la loro preoccupazione per l'allungamento dei tempi per arrivare all'avvio del processo pubblico: la speranza di molti è che ora, dopo aver concluso l'iter dell'udienza preliminare, si spinga sull'acceleratore con le richieste di rinvio a giudizio e con l'accertamento delle responsabilità. «Chi sarà ritenuto colpevole è giusto che paghi per ciò che ha fatto - è il ragionamento di uno di loro -, ma questa vicenda, che ha portato il territorio alla ribalta negativa su tutte le cronache nazionali, non può finire in una bolla di sapone». --OLIVIERO MAGGI