banche, almeno tre sfide nel prossimo futuro

La relazione del presidente Antonio Patuelli all'assemblea dell'Associazione bancaria italiana (Abi), carica a cui è stato riconfermato, consente utili riflessioni sulle nostre banche (quindi sull'economia italiana); e sui rischi cui esse possono ancora incorrere. Possibilità che conferma, sempre parlando all'Abi, il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, per il quale le turbolenze nel mercato dei titoli di Stato sono un loro sintomo.la mossa di triaIn questa chiave vanno pure lette le osservazioni del ministro dell'Economia Giovanni Tria, non a caso sempre attento a infondere nei mercati aspettative di stabilità riguardo alla nostra politica fiscale. E in questa prospettiva va pure considerato l'allarme fatto dal ministro Paolo Savona sulla possibilità che il Belpaese possa «trovarsi fuori gioco rispetto all'Euroarea». Merita quindi porre attenzione alle osservazioni del presidente dell'Abi: qual è, allora, lo stato di salute delle nostre banche che, come ben sanno molti risparmiatori, hanno attraversato (dal Nordest alla Toscana) dei veri e propri tsunami? Soprattutto, c'è qualche nuova minaccia incombente? Essendo il credito la linfa vitale dell'economia, la cosa oltrepassa il ristretto ambito degli specialisti per toccare interessi diffusi. Il punto, nota Patuelli, è che le nostre aziende di credito devono affrontare al contempo tre sfide, diverse ma correlate: liberarsi dalle tossine della crisi (lo stanno facendo); affrontare il mutamento del business bancario implementando nuove forme di organizzazione aziendale e di gestione del personale; infine, dover operare con quadri normativi frammentati (su base nazionale) e instabili. La qual cosa è, già per se stessa, piuttosto difficile; ma se a essa si somma l'esposizione al rischio bancario determinato dall'eccessiva presenza di debito sovrano nei bilanci, allora la possibilità di vanificare gli sforzi innovativi e di finire nei guai è forte. A controprova, la crescita del premio di rischio sui nostri titoli di Stato (lo spread, figlio anche della nostra incertezza politica) si è subito riverberata sulle performance di Borsa delle nostre aziende di credito. Qui, sottolinea Patuelli con Visco, se la politica gioca a una sorta di «keynesismo peronista», la possibilità di farsi male è elevata. Non a caso, il filo rosso che lega le riflessioni di Patuelli, di Visco e di Tria, attiene alla credibilità del debito pubblico presso i mercati finanziari. Il sistema politico è orientato in questa direzione? Ma! E lo spread dice che i mercati dubitano. Certo, ha ragione il governatore di Bankitalia quando dice che è impossibile tagliare da subito il legame eccessivo tra debito sovrano e banche; tuttavia è un percorso che si dovrà intraprendere. Bruxelles, ecco il punto, ce ne darà tempo? La questione, politicamente, è delicatissima: riguarda, infatti, la premessa a un'unione bancaria vera e propria: la condivisione del rischio bancario. Ma se ciò implica anche la condivisione del rischio sovrano, le resistenze, specie a Berlino, sono enormi. L'unione bancaria sarà un vero test delle diplomazie monetarie europee.nuovi strumentiInfine, ricorda problematicamente il presidente dell'Abi, presto le banche dovranno dotarsi di nuovi strumenti (loro acronimo è Mrel) adatti ad assorbire le perdite di capitale in caso di bail in. Disposizioni certo utili; ma molto contano le modalità di attuazione che, difatti, il ministro dell'Economia si propone a brevissimo di ridiscutere. Diversamente, c'è il rischio (aumentando i costi della raccolta bancaria) di credito inferiore e/o più caro. Insomma, la strada per la "normalizzazione bancaria" è ancora ripida.- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI