«L'Università di Pavia solida e in crescita è un capitale intellettuale ed economico»

GIORGIO BOATTI / PAVIAFabio Rugge, Rettore Magnifico dell'ateneo pavese, pavese non è. Non lo è di nascita (Lecce, 1951), né di formazione. Si è laureato a Milano in Cattolica, poi docenze a Trento e numerose permanenze in prestigiosi istituti accademici internazionali prima di approdare da noi, a Scienze Politiche. Qui, studioso di dinamiche del potere nelle istituzioni politiche ed amministrative, è stato a lungo preside di Facoltà ma continuando in quegli anni ad abitare a Milano. Forse è anche per questa sua connotazione esplicitamente "spavesizzata", non usuale nei "Magnifici" succedutisi a Pavia, che spiazza. Lo fa anche all'inizio di questa chiacchierata che cade a cinque anni esatti dalla sua elezione. E, anche, a dodici mesi precisi - estate 2019 - dal momento in cui finirà il mandato rettorale, concludendo - contemporaneamente - la sua carriera accademica. Di solito interviste di questo tipo hanno liturgia inossidabile. Si inizia sporgendosi sulle realizzazioni messe alle spalle e poi si sbircia il futuro dietro l'angolo. Per farla breve: si danno i numeri. Si riassume ciò che si è fatto allineando cifre, schierate come torri chiamate all'arrocco. Invece il rettore Rugge parte in contropiede ma i numeri, sia chiaro, vengono subito dopo. Me li segno mentre il Rettore li scandisce con la sicurezza di chi, sulla scena, ci sta con quel piacere e quella sicurezza che alcuni suoi predecessori, più vocati al sottotono, forse non avevano.«L'ateneo pavese ha un bilancio in attivo (264 milioni i proventi), dà lavoro a 1800 persone, riversa sulla città 25.000 giovani (23.000 studenti, altri 2.000 tra specializzandi, masterizzanti et similia) che ne arricchiscono in modo assolutamente prezioso il mosaico generazionale, affiancando ad una crescente popolazione dai capelli bianchi un capitale intellettuale e demografico giovanile quanto mai prezioso. Mescolandovi anche esperienze e provenienze diverse, visto che il 70 per cento degli iscritti giunge da fuori provincia, il 40 per cento da fuori regione. Iscritti che, nell'ultimo anno accademico, sono aumentati del 10 per cento. E il 30 per cento dei nostri studenti è esentato dalle tasse scolastiche, per requisiti di merito e di reddito». Questa, se si vuole, è l'istantanea - delineata dai numeri, ma anche questi contano - dei cinque anni trascorsi. Ma, subito, arriva anche il futuro. Non è dietro l'angolo. E' già qui.«Il piano triennale degli investimenti - prosegue il Rettore Magnifico - prevede infrastrutture per 40 milioni di euro, mentre si acquisiranno strumentazioni scientifiche per oltre 8 milioni...».Ma il Magnifico avrebbe anche qualcosa da dire sulle connotazioni del sistema locale, sui soggetti che calcano il palcoscenico della vita produttiva, sociale, istituzionale pavese. Prima però si concede una premessa.«Siamo riusciti ad essere un ateneo con un bilancio solido in tempi di ristrettezze. Abbiamo iscritti in crescita e rappresentiamo un capitale intellettuale formidabile per il territorio: lo dimostra il tema al centro della nostra cosiddetta "terza missione". Pavia ora è anche corsi di laurea in inglese, nuovi master, laurea magistrale plus con semestri in azienda e la "didattica ulteriore" a coprire segmenti di nicchia. Sul fronte della "terza missione" ai 7 corsi delle cosiddette LM+ (Lauree Magistrali Plus) si collegano ben 66 aziende partner del progetto, dove gli iscritti faranno i loro semestri finali inserendosi in modo produttivo nell'attiva lavorativa. E nella ricerca e sperimentazione all'interno delle stesse aziende ...»Però il rinnovamento dell'offerta formativa non si può disgiungere dalla qualità della ricerca in corso in ateneo...«Infatti. Abbiamo fatto di tutto per non perdere colpi sul fronte della ricerca, anzi focalizzandola sui temi strategici che abbiamo definito cinque anni fa: tecnologie della salute, oncologia, manifattura additiva, meglio conosciuta come stampa 3D, lingua del diritto e migrazioni. Insomma i punti cardinali della nostra contemporaneità. E quanto alla qualità della nostra ricerca parlano gli indici VQR (Valutazione Qualità Ricerca): certo, sono metodi di valutazione perfettibili. Ma per ora sono un vaglio condiviso dalla comunità scientifica e da cui derivano risorse irrinunciabili. Per questo c'è stato molto impegno nel puntarvi, vincendo inerzie e stimolando zone troppo silenti».Infatti qualcuno ricorda, in uno dei suoi primi discorsi, l'allarme che diede su quel 5 per cento dei 993 studiosi valutati a Pavia che in sei anni, dal 2004 al 2010, aveva prodotto una o due pubblicazioni...«E infatti poi ho voluto parlare con ognuno di loro. Li ho chiamati, uno per uno, in Rettorato. Qualcosa poi è cambiato anche su quel fronte. E comunque tra le grandi università italiane abbiamo una buona collocazione complessiva, in alcuni dipartimenti è ottima. Anche se si può fare di più ma, intanto, si è spinto molto per l'interdisciplinarietà. Perché la competizione ha senso se poi sfocia in collaborazione. Soprattutto in un ambito come quello lombardo dove, come in una Silicon Valley tra Po e Ticino, la concentrazione della ricerca è altissima e operano una dozzina di università, Irccs, fondazioni private e imprese innovative. Pensiamo che a Pavia, al polo universitario si aggiungono i tre Irccs (San Matteo, Maugeri, Mondino) e il Cnao: un potenziale enorme se messo a sistema e coordinato nell'ambito lombardo. Un passo avanti è stata la creazione della Fondazione U4I University for Innovation, che ci vede procedere con l'ateneo di Bergamo e quello della Bicocca, stringendo sinergie sul fronte del trasferimento tecnologico. Collaborare non è automatico: significa conoscersi e fidarsi. Nell'University 4 Innovation doveva esserci anche l'ateneo di Brescia, chissà che si aggiunga... Altri assi di collaborazione traversano la penisola, con partnership che per il momento coinvolgeranno la Normale di Pisa e la Federico II° di Napoli».La premessa a quel che Rugge avrebbe da dire nel rapporto tra ateneo e città si fa attendere ancora un attimo ma, puntigliosamente, il Rettore vorrebbe completare la rassegna del già fatto e del da farsi.«Altro passo fondamentale l'introduzione nella struttura tradizionale - Rettore, Senato, Consiglio d'Amministrazione - di un modello di governance più partecipativo e in questo rinnovamento un ruolo incisivo è stato svolto dalle colleghe visto che circa un terzo dei 18 dipartimenti dell'ateneo ora sono guidati da donne. Altri fronti si sono ampliati: ad esempio le attività di formazione e di confronto culturale affidate, con l'apporto di Fondazione Banca del Monte, alla Fondazione Alma Mater Ticinensis operante a palazzo Vistarino». Insomma vento in poppa per il vascello della vecchia università pavese?«È un periodo solido ma ci si è arrivati attraverso un impegno faticoso e non ancora concluso, del quale all'esterno forse non si sono colte pienamente le valenze. Certo gli interventi strutturali, ingenti, sono e saranno le realizzazioni più percepibili. Presto la biblioteca umanistica di San Tommaso sarà operativa: non è stato un tragitto facile. Nei prossimi mesi partiranno gli interventi per far decollare, in quello che era il vecchio policlinico, il Campus della Salute: le vecchie palazzine, testimonianza del San Matteo come lo aveva pensato Golgi, rimarranno ma rese funzionali ai nuovi compiti. E' un intervento importante: 17 milioni di euro, di cui 6 vengono dalla Regione. Lì vicino si interverrà per dare rinnovata sede a Farmacia mentre un impatto rilevante, anche per il turismo e la cultura pavese, l'avrà l'avviarsi di Cosmos, il centro museale scientifico in allestimento a palazzo Botta che si focalizzerà sul mondo della natura (area Spallanzani), della fisica (Volta) e della medicina (Golgi). Poi continua l'avveniristica sfida rappresentata dal Cnao con cui collaboriamo sin dal suo sorgere mentre il reattore nucleare di via Aselli, in attesa di essere dismesso, rende ancora preziosi servizi». La rassegna, tra cose fatte e da fare, compone pezzo dopo pezzo il mosaico di cosa sia l'ateneo pavese. Qui e ora. La premessa sui pavesi, e il loro rapporto con l'università, in realtà il rettore Rugge l'aveva posta davvero all'inizio di questa conversazione. Forse, però, sta bene collocarla qui.«Giunto a questa fase del mio mandato mi rendo conto che, per farsi ascoltare da Pavia, bisogna fare di più. Occorreva e occorre dispiegare una maggiore determinazione, rischiare persino qualche ruvida spigolosità, insomma essere magari un po' meno "polito", meno gentili e diplomatici, pur di far misurare e comprendere - al contesto locale - il ruolo effettivo dell'ateneo. Forse in certi momenti, su certi temi, sarebbe stato opportuno anche alzare la voce per fronteggiare quella sorta di "distrazione pavese" verso il suo ateneo che non è di oggi. E per far capire come Pavia, con la sua università, abbia in mano la carta vincente. Sta a Pavia e al suo territorio, come sta all'ateneo e a tutti i soggetti che operano nella società della conoscenza, giocarla bene. Assieme». - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI