Governo diviso sulla nave Diciotti Salvini: «I dirottatori in manette»
Carlo Bertini / romaIl tentativo di smorzare i toni subito dopo aver messo i puntini sulle «i», o di blindare la tenuta del governo negando che vi siano due linee, non attenua le uscite del ministro della Difesa Elisabetta Trenta sui migranti. Che fanno capire come tra gli alleati di governo non vi sia precisamente identità di vedute. Matteo Salvini non ha certo gradito la decisione del collega Danilo Toninelli di far attraccare la nave a Trapani e fa di tutto per tenere il punto sulla linea della fermezza. «Il porto per la nave Diciotti sarà assegnato solo dopo che saranno fatti i nomi dei finti profughi, che invece che in un albergo, finiranno in prigione per le loro azioni a bordo della Vos Thalassa». Sul rimorchiatore c'erano stati infatti momenti di tensione perché i migranti raccolti al largo della Libia temevano di essere riportati indietro e riconsegnati alle autorità libiche. La linea della fermezzaSalvini dunque frena: «Prima di concedere qualsiasi autorizzazione attendo di sapere nomi, cognomi e nazionalità dei violenti dirottatori che devono scendere in manette», avverte il ministro. E infatti uomini della Capitaneria di porto e della Polizia di Stato sono saliti a bordo della Diciotti - che sta procedendo con i motori al minimo e dovrebbe attraccare stamane a Trapani - per fare accertamenti sui fatti avvenuti sulla Vos Thalassa. Salvini detta la regola d'ingaggio e poi si chiude a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte per ribadire la posizione italiana da portare nei consessi europei. «Con Conte c'è una linea comune: rafforzare la sicurezza dei cittadini italiani, ponendo al centro del dibattito europeo il fatto che non possiamo essere lasciati soli».Sopire le tensioni nel governoDi Maio invece non vuole rimarcare il punto strappato da Toninelli, che ha rivendicato la giurisdizione sui porti, lasciando piantare a Salvini tutti i suoi paletti e le sue condizioni. Ma si capisce pure tutto il malcontento interno con cui deve barcamenarsi il capo grillino, costretto a tirare un colpo al cerchio e uno alla botte. «Non vorrei un altro titolo contro ministro dell'interno. Se si tratta di una nave italiana intervenuta in una situazione che dovremo chiarire, bisogna farla sbarcare. Non è immaginabile che noi chiudiamo i porti ad una nave italiana, ma condivido tutte le perplessità di quanto accade nel Mediterraneo». Ma i due partiti alleati fanno di tutto per sopire le tensioni, come si vede dal via libera di Salvini al taglio dei vitalizi e dalla mano tesa di Di Maio sul ritorno dei voucher. Lo strappo poi rientratoLa giornata comincia con l'eco delle parole della titolare della Difesa sul giornale dei vescovi. «Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo. L'apertura è la sua ricchezza. La strada è regolamentare, non chiudere. La parola accoglienza è bella, la parola respingimenti è brutta», dice la Trenta.E ancora: «L'Italia non si gira dall'altra parte. Non l'ha fatto e non lo farà. C'è il diritto di assicurare un asilo a chi fugge dalla guerra. E il diritto di arrivare e trovare un lavoro. Ho guardato cento volte le foto di migranti e ho pensato sempre una cosa: una famiglia che mette un figlio su un barcone sperando di regalargli la vita va solo aiutata». Ecco, lo strappo è compiuto, pure se la ministra liquida «il tentativo di metterci l'uno contro l'altro. Mi dispiace deludervi: non ci riuscirete! All'interno di questo governo, come è naturale che sia, possono esserci sensibilità diverse, ma remiamo tutti nella stessa direzione». Ma la stessa giornata si conclude con la rivendicazione di Salvini dei risultati ottenuti nel bilaterale con il collega tedesco Seehofer. «Abbiamo chiesto e ottenuto supporto per intervenire su frontiere esterne, supporto e soldi per Africa. Interverremo per suddividere i migranti che sbarcano in Italia». -- BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI