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ROMA«Io ci sono». Nicola Zingaretti rompe gli ultimi indugi. Invoca il congresso del Pd a inizio 2019, «prima delle europee». E abbozza i tratti di una proposta che, dopo la chiusura del ciclo renziano, sappia «riaggregare» chi è «fuori». Ma tra i Dem c'è ancora tensione su tempi e percorso per l'elezione del segretario. Una mediazione è possibile, perché Zingaretti si dice disponibile a tenere le primarie non subito ma nel 2019, come chiedono i renziani (che frenano sui tempi e vorrebbero arrivare a dopo le europee, non avendo ancora un candidato). Ma la discussione è aperta.E Maurizio Martina, che potrebbe traghettare il partito nella fase pre-congressuale, chiede una investitura piena da segretario sabato in assemblea. O si va a congresso subito o l'assemblea elegge un segretario, senza scadenze: è questa l'alternativa, secondo Martina. Il reggente si dice disponibile a guidare un percorso che metta al centro il «progetto prima di una conta sui nomi». Ma Zingaretti - e con lui chi come Paolo Gentiloni è convinto che il congresso vada fatto «subito» - dice che è «indispensabile» convocarlo prima delle europee, al massimo a marzo. Il tentativo in atto è eleggere Martina in assemblea, ma raggiungere una mediazione su un documento che indichi un percorso che porti al congresso nel 2019. Per Zingaretti, sostenuto da Andrea Orlando e Dario Franceschini, bisogna lavorare a «una forma-partito radicalmente democratica, con una forte leadership collegiale e decisioni dal basso»: un progetto capace di aprirsi a sindaci, al civismo e recuperare chi a sinistra è andato via. --