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Una delle più importanti innovazioni che fecero la loro comparsa in campo artistico nell'Italia che stava vivendo il passaggio tra il tardo Rinascimento e il Barocco, fu certamente, nella musica, l'affermazione del "Recitar cantando". Privilegiando l'espressione degli "Affetti" contenuti nel testo poetico, questo tipo di espressione favorì la diffusione del repertorio per "Voce sola" sostenuta dal basso continuo, e pose le basi stilistiche per il "Teatro in Musica". Questo nuovo stile, nato in ambienti della più alta aristocrazia romana e fiorentina, sfruttava infatti le possibilità espressive offerte dalla monodia accompagnata, e si contrapponeva nettamente alla polifonia, generalmente a cinque voci, di un genere altrettanto colto ed elitario come il madrigale. Ed è a questo periodo di cambiamento che si riferisce il concerto "Dalla porta d'Oriente. Musiche per Cantar et Sonar del '600 italiano", che si terrà questa sera alle 21 nel Ridotto del teatro Fraschini, in chiusura della dodicesima stagione di musica antica "I tesori di Orfeo", organizzata dall'Istituto "Vittadini". Protagonisti, Anna Rita Pili (soprano), Ero Maria Barbero (clavicembalo) e Massimo Lonardi (arciliuto), quanto al programma, accosta alle composizioni per voce e basso continuo dei più grandi compositori dell'epoca, brani per clavicembalo e per arciliuto, che testimoniano le affinità del repertorio strumentale con quello vocale e il suo sviluppo nell'estetica barocca: C. Monteverdi (prologo da Orfeo, Si dolce è il tormento, Ecco di dolci raggi - Io ch'armato), G. Caccini (Amor ch'attendi?, Dalla porta d'Oriente), G. Frescobaldi (Toccata per clavicembalo, Toccata per liuto, Balletto, Corrente e Passacagli, Aria di Passacaglia, Se l'aura spira), M. Galilei (Toccata per liuto), A.Falconieri (O bellissimi capelli), B. Pasquini (Toccata sopra lo scherzo del Cucco), e tre composizioni anonime (Si le ffemmene, Vorria ca fosse ciaola, Fantasia per liuto). In particolare, Caccini e Monteverdi (di Tivoli il primo, cremonese il secondo), legarono le sorti della loro arte al primato della parola in musica, e possono essere considerati i fondatori del melodramma moderno, nonostante la loro produzione musicale andasse ben al di là della già rivoluzionaria novità del teatro in musica che, soprattutto con Monteverdi, aveva già toccato alte vette con "Orfeo" (1607) e "Incoronazione di Poppea" (1642). Ingresso libero.Marta Pizzocaro