Tolta l'indennità, fanno causa al Comune
PAVIA Quattro dipendenti di palazzo Mezzabarba hanno citato il Comune di Pavia davanti al giudice del lavoro. Chiedono il pagamento di alcune migliaia di euro alle quali, secondo la loro interpretazione, avrebbero diritto in virtù di un accordo stipulato diversi anni fa. I quattro dipendenti lavorano tutti presso le sedi decentrate del Comune di Pavia, quelle che un tempo erano sede dei consigli di circoscrizione. In questi uffici vengono sbrigate alcune pratiche in modo che i cittadini delle zone più decentrate della città non debbano continuamente recarsi alla sede centrale, cioè a palazzo Mezzabarba. Tra gli incarichi che i quattro hanno vi è quello di vendere ai genitori i buoni pasto che vengono utilizzati per la refezione scolastica. Poichè, in passato, questa mansione comportava la responsabilità di maneggiare del denaro, ai dipendenti veniva riconosciuta la cosiddetta "indennità valori". Una somma non elevatissima, ma che comunque faceva parte della retribuzione e la cui voce compariva sul foglio paga.Da qualche mese, tuttavia, le sedi decentrate sono state dotate dei "pos", cioè di quei lettori che consentono di effettuare i pagamenti attraverso le carte di credito o il bancomat. Con valuta elettronica, quindi, e non più con denaro contante. Per questo, il Comune ha ritenuto di non dovere più riconoscere l'indennità legata al compito di maneggiare dei valori. Ma i dipendenti del Mezzabarba non coindividono questa impostazione e si sono rivolti a un legale che ha avviato una causa davanti al giudice del lavoro. Chiedono che l'indennità venga reintrodotta e che vengano pagate somme arretrate per un importo di poco meno di 5mila euro. La giunta, che non condivide questa impostazione, ha deciso di costituire in giudizio il Comune per opporsi alla richiesta. (f.m.)