MANTENERE LE PROMESSE MIRABOLANTE TRAPPOLA

Ottenuta la fiducia del Parlamento, il governo verdegiallo - l'inversione cromatica è d'obbligo, visto il segno politico, a netto tono leghista, del "bicolore del popolo" - va alla prova dei fatti. Un esecutivo che dovrà fare i conti più con i vincoli interni ed esterni che con un'opposizione tramortita. Il Pd, che non trae le definitive conclusioni sul fallimento del renzismo, deve aspettare i passi falsi del nuovo blocco populista per riprendere vigore: a meno che i pop corn da ingoiare nell'attesa siano tanti da comprometterne definitivamente la salute; Leu che, per avere qualche prospettiva politica, deve ritrovare, senza perdere la faccia, un rapporto non conflittuale con quei dem che, però, non fanno autocritica sulle scelte che hanno allontanato gli elettori mentre parole d'ordine della sinistra, su temi come lavoro e diseguaglianze, diventano patrimonio grillino; Forza Italia attonita, mentre Salvini punta a svuotarla senza rompere con Berlusconi e tenendo aperta, nella sola politica dei due forni sin qui riuscita, la porta della coalizione nel caso la maggioranza verdegialla crollasse sotto il peso delle sue, molte, contraddizioni. Ma il governo della trimurti Salvini-Di Maio-Conte ha un evidente punto debole: le aspettative che ha suscitato in un contesto di risorse scarse. Per questo è prevedibile che tenti di uscire dalla mirabolante trappola che ha creato con le sue stesse promesse, flat (dual) tax e reddito di cittadinanza, nuove pensioni ma anche spesa sociale e per infrastrutture, spostando il baricentro sul terreno della "società disciplinare". In quest'ottica Interni e Giustizia conteranno più di Economia e Lavoro. Da un lato, espulsioni, respingimenti, legittima difesa, ordine pubblico improntato alla diffidenza verso lo straniero: il tutto condito da un'ideologia, comune alla destra estrema europea, che mira a risolvere le mille contraddizioni della globalizzazione non aggredendone le cause ma espellendone esclusivamente il "prodotto di scarto" : l'immigrazione con la sua diversità culturale. Quanti ai grillini, cercheranno di inseguire i leghisti marciando sul terreno dei daspo per i corrotti, il carcere per i grandi evasori (per quelli "piccoli", troppi quantitativamente ed elettoralmente, vi sarà il condono), le gole profonde negli uffici, più prigioni e meno misure alternative alla reclusione, accorciamento della prescrizione. Misure assai meno complicate da realizzare che reddito di cittadinanza e fine del lavoro precario. In ogni caso, se pure a colpi di scontri istituzionali venissero superate le, prevedibili, bocciature del Quirinale sui provvedimenti senza copertura; o quand'anche si ignorassero le eventuali procedure d'infrazione europee, a fare da opposizione dura saranno i mercati. Disertando la sottoscrizione dei titoli del debito pubblico e provocando un rischio sistemico che proprio il "popolo" pagherebbe per primo. Da qui la, prevedibile, virata verdegialla dallo scivoloso piano economico sociale a quello disciplinare, pur sempre produttivo, sul piano del consenso. In ogni caso la nuova maggioranza non reggerà se uno dei due partiti crescerà a scapito dell'altro. Perché possa durare, l'ircocervo verdegiallo non deve premiare troppo uno dei due partner populisti: altrimenti la deflagrazione è assicurata. Ovviamente il nuovo corso, con le sue pulsioni filorusse non sullo sfondo, preoccupa molto gli alleati. Per comprendere, al di là delle dichiarazioni di facciata, gli umori di Washington e della altre cancellerie occorre guardare ai settori dell'amministrazione fautori del contenimento del Cremlino e non al Trump azzoppato dal Russiagate; così come ai timori di Germania e Francia. Vincoli esterni che peseranno quando, nel corso di qualche crisi, non sarà possibile volgere lo sguardo verso la lontana Mosca. ©RIPRODUZIONE RISERVATA