Evitata una grave crisi, ora c'è un costo da pagare
di ROBERTO WEBERDunque si parte con un governo vero, "politico", frutto del Contratto siglato fra Movimento 5 Stelle e Lega, con alcuni rimaneggiamenti per quanto riguarda alcuni dei ministeri e l'esclusione di Fratelli d'Italia che era sembrata sul punto di entrare nella nuova compagine per non perdersi l'onda sovranista che stava montando nel paese.È un bene, credo, che si sia trovata infine una soluzione. È un bene per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sulle cui spalle, in alternativa, sarebbe ricaduta l'accusa di aver impedito la nascita del "governo del cambiamento". È un bene - anche se molti di noi rimangono indifferenti - per il Movimento 5 Stelle chiamato a varcare quella "linea d'ombra" che separa l'adolescenza dalla maturità. È un bene minore per la Lega di Salvini che indubbiamente avrebbe sperato in un ulteriore passo falso dei suoi nuovi alleati, per andare a capitalizzare in fretta, in fretta, il grande lavoro politico e l'astuzia dispiegata finora. È una grandissima opportunità - in termini di tempo - per quello che resta del mondo cosiddetto "progressista", già preso dalle sirene di un improbabile Fronte Repubblicano, che molti lutti avrebbe recato alle disperse schiere di quel pezzo di Italia che appena dieci anni fa contava diciannove milioni di voti. Infine è un bene per il Paese tutto, che avrà tempo di riflettere, di misurare, di valutare e - chissà - forse di comprendere. In buona sostanza si è evitata - proprio sul filo - una grave crisi istituzionale e si è data l'opportunità ai "sovranisti" - che detengono la maggioranza dei seggi nelle due Camere grazie ad una legge elettorale voluta da chi oggi rappresenta la minoranza - di provare quanto valgono. Valgono? Valgono aldilà della loro straordinaria capacità di mettere a frutto il consenso politico, il profondo rancore che gli italiani nutrono nei confronti dell'immaginato, o reale, establishment?Non lo sappiamo. Il profilo del nuovo governo, per molti versi, sorprende. Senza scendere nei dettagli e nei nomi, la compagine governativa sembra schierare profili di qualità. In parecchi ministeri chiave, sembra esserci gente di notevole standing tecnico-politico. Gente che ha trascorso pezzi di vita a ridosso della Comunità Europea, delle grandi Università, di snodi fondamentali delle istituzioni italiane. Nello stesso tempo è possibile che l'uomo indicato a succedere al trio Letta, Renzi, Gentiloni, riservi qualche sorpresa. Faccio fatica a ritrovarne il nome, ma questo paradossalmente potrebbe essere un buon segno. Comunque è lui, tale Conte, e io - solo per aver fatto un po' di sport nella mia antica gioventù - inviterei tutti a non sottovalutare mai né gli avversari, né gli esordienti, né le loro nascoste potenzialità. Infine - dopo aver raccontato tutto il meglio possibile del "tempo che verrà" come faceva il Venditore di Almanacchi di Giacomo Leopardi - invito voi tutti amabili lettori a riflettere su quattro cose: "Abolizione della Fornero", "Flat Tax", "Reddito di Cittadinanza", "Cacciata degli immigrati". Da qualunque angolatura guardate a queste promesse, c'è un costo da pagare, un costo che se sommato ha un prezzo economico ed emotivo elevato.Tutti pronti? Resta, e quasi me ne dimenticavo, l'oscuro e implacabile lavorio dei mercati. Ma qui servirebbe una voce più potente, qualcuno che abbiamo nutrito nelle nostre grandi Università, qualcuno che sa vedere oltre. Serve che rapidamente si faccia sentire... ci serve un Giacomo Leopardi dell'economia...©RIPRODUZIONE RISERVATA