Notte di terrore per De Mita rapinato in casa
NUSCO (Avellino)Notte di terrore per l'ex presidente del Consiglio democristiano Ciriaco De Mita e sua moglie, Anna Maria Scarinzi, vittime di una rapina nella loro villa di Nusco, in provincia di Avellino. In quattro, che secondo gli investigatori potrebbero essere originari dell'Est europeo, sono stati sorpresi dalla signora De Mita in camera da letto intorno alle 3.30. Indossavano guanti e avevano il volto coperto, ma - a quanto riferito - non erano armati. Hanno quindi intimato all'ex presidente del Consiglio, che ha novant'anni ed è tuttora sindaco di Nusco, di aprire la cassaforte dalla quale hanno portato via ori, collane e preziosi per un bottino di diverse migliaia di euro.POMPEI (Napoli)Ha avuto in sorte una fine orribile e l'ha guardata in faccia, investito dalla furia bollente del Vesuvio che gli ha scagliato addosso, decapitandolo, un masso di 300 chili. A Pompei gli scavi hanno restituito anche una nuova vittima, un uomo adulto di 30 forse 35 anni, che però aveva una gamba malata, zoppicava, e forse per questo ha tentato troppo tardi la fuga. Una scoperta «drammatica ed eccezionale» commenta Massimo Osanna, l'archeologo direttore del parco archeologico, perché in quel punto si era scavato già nell'Ottocento e poi di nuovo agli inizi del secolo scorso. Il ritrovamento è avvenuta nella zona dei nuovi scavi, la Regio V, proprio all'angolo tra il Vicolo dei Balconi (la strada che il team del Parco archeologico di Pompei ha riportato alla luce poco più di una settimana fa perché qui le scoperte sono un continuum) e il vicolo delle Nozze d'Argento. «Lo abbiamo ritrovato in uno slargo dove forse c'era una fontana - racconta il direttore - un angolo della strada che era ancora ricoperto da un buon livello di strato piroplastico». Nei secoli e forse anche per gli scavi ottocenteschi che hanno interessato in parte questo lembo di città, la terra gli era collassata addosso, per cui non è stato possibile ricostruirne le sembianze usando la tecnica del calco di gesso messa a punto ai primi del Novecento dal grande archeologo Amedeo Maiuri. Qualche calco è stato invece possibile farlo tutto intorno allo scheletro. Ed è servito per capire quanto drammatici devono essere stati gli ultimi istanti di quest'uomo, che si è visto arrivare addosso la nube piroplastica, in pratica una valanga di fuoco «che trascinava con sé detriti, pezzi di ferro, rami, pezzi di selciato». Di sicuro, ricostruiscono gli esperti, il poveretto deve essersi attardato. La sua tibia, fa notare l'antropologa del team Valeria Amoretti, presenta le tracce - dopo duemila anni ancora evidenti - di una brutta infezione ossea («Forse una periostite, forse una ostiomielite») che di certo doveva procuragli un gran dolore e rendergli difficoltosa la fuga. Quando finalmente è scappato, le case erano in parte crollate, nel vicolo si erano depositati già due metri di lapillo, la pioggia di cenere calda che aveva ingoiato gli affacci al piano terra delle abitazioni. Il povero fuggiasco claudicante deve aver tentato il tutto per tutto, riuscendo ad uscire in strada da una finestra del primo piano. Ma non è andato lontano: un masso enorme lo ha investito colpendolo al busto.