domani incontro pubblico a ingegneria

Mappe e cartine un tempo si facevano a mano, su pergamena o su parete. Noi a Pavia abbiamo i bellissimi esempi dei lavori di Ottavio Ballada e dell'affresco attribuito a Bernardino Lanzani presente sul lato sinistro della chiesa di San Teodoro, dove la città è descritta con grande precisione e simmetria nonostante gli strumenti arretrati del Cinquecento. Un tempo, inoltre, i cartografi segnavano confini, montagne e fiumi dei nuovi territori esplorati, viaggiando per mesi e mesi assieme agli eserciti conquistatori. Oggi? Abbiamo Google Earth e i satelliti. Ci basta premere un pulsante sul computer e abbiamo tutto il mondo sullo schermo, potendo vedere, senza mettere piede fuori casa, quale sia l'aspetto dell'angolo che sta tra la 5th Avenue e la 42nd Street di New York, o l'aspetto della Reception per andare a visitare la statua del Cristo Redentore sulla montagna del Corcovado, a Rio De Janeiro. Oggi le potenzialità informatiche di analisi e conoscenza della realtà che ci circonda sono davvero illimitate. Per questo, il Laboratorio di Telecomunicazioni e Telerilevamento dell'università di Pavia ha organizzato, per domani dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 17, nell'aula E3 di Ingegneria (via Ferrata 5), un seminario pratico che illustri a pubblico e ricercatori come utilizzare al meglio sistemi super tecnologici come quelli di Google Earth e Google Earth Engine. Il relatore dell'incontro è l'americano Noel Gorelick, ingegnere informatico che, di Google Earth, è tra i fondatori. «Gorelick inizierà chiarendo l'immensa differenza tra i due Google Earth - esordisce il professore Fabio Dell'Acqua, che insieme al professore Paolo Gamba, si è occupato della promozione dell'evento - Difatti, Google Earth, il più diffuso, è un sistema passivo che mette a disposizione degli utenti immagini satellitari che immortalano, con maggiore e minore precisione a seconda dei casi, le diverse aree del globo. Mostra solo immagini che si trovano nella zona visibile dello spettro elettromagnetico, cioè le medesime che gli utenti vedrebbero se fossero in volo sulla zona osservata e guardassero verso il basso». Al contrario, insiste Dell'Acqua, Google Earth Engine è interattivo. Mette a disposizione potenze di calcolo e dati che poi gli utenti utilizzano per produrre proprie elaborazioni. Inoltre, i suoi milioni di dati non sono soltanto immagini, ma pure dati telerilevati, misure fisiche che comprendono il visibile, l'ultravioletto, l'infrarosso e le microonde. «Attraverso l'uso degli elementi raccolti e la sovrapposizione di immagini appartenenti ad anni diversi, anche precedenti a Google Earth - aggiunge Dell'Acqua - è possibile ricostruire, ad esempio, come è avvenuta la deforestazione in Brasile nei secoli. Noi all'università di Pavia stiamo valutando la percentuale di coperture nuvolose che si è avuta in determinati siti del globo, per confrontarla con i dati meteo registrati, verificando che essi siano in accordo con il satellite. Oppure, stiamo studiando, in collaborazione con l'Agenzia spaziale europea e l'Agenzia spaziale cinese, la crescita delle città della Cina, mettendola a confronto con lo sviluppo economico del Paese». Il professore specifica: «Google Earth Engine non è riservato agli addetti ai mestieri, ma a chiunque sia un po' curioso di conoscere qualcosa di preciso riguardo al nostro pianeta con i propri occhi. Perché la tecnologia avanza e, se non vogliamo che ci sfugga di mano barricandosi in una torre d'avorio per pochi eletti, dobbiamo viverla nella nostra quotidianità. Quindi che si accendano i computer e si cominci a viaggiare. Virtualmente».Gaia Curci