Il Premier Ignoto, la novità assoluta della politica italiana

di ROBERTO MORELLIMa davvero avremo finalmente "il governo voluto dagli italiani"? Davvero ci apprestiamo a celebrare una specie di festa della democrazia della Terza Repubblica con "l'esecutivo uscito dal voto"? Sembra stia per avverarsi qualcosa di simile alla rivincita del popolo. Lo sentiamo e vediamo ripetere in questi giorni sui social benevolmente grilloleghisti, nei talk show e da più di qualche commentatore avvicinatosi alla nuova maggioranza. Che tuttavia raccontano una storia molto diversa da quella dei fatti. A dirla tutta, un'inaudita mistificazione. Guardiamo indietro e facciamo due conti. Per quasi 15 anni - dal 1994 al 2008 - grazie a sistemi elettorali diversi tra loro e diversi dall'attuale (e tutti discutibili per varie ragioni), l'offerta nell'urna era chiarissima. Le coalizioni esponevano un candidato premier. Tutti sapevamo, a seconda di chi avesse prevalso, chi avrebbe guidato il Paese. Così Berlusconi e Prodi si alternarono per cinque volte nel 1994, 1996, 2001, 2006 e 2008 (poi nessuno finì la legislatura, affossati da varie imboscate: ma questa è un'altra storia). Il voto era tutto fuorché una cambiale in bianco. Nel 1996 trascorsero 8 giorni tra l'insediamento delle Camere e la fiducia al governo; nel 2001 furono 12 giorni, nel 2006 furono 19, nel 2008 furono 9: il tempo di ricevere un incarico scontato, scegliere i ministri e presentarsi al Parlamento. Oggi di giorni ne sono trascorsi più di 65. Abbiamo un incarico ma non un governo, dopo duecento consultazioni formali e informali, e per la fiducia ci vorrà un po'.Abbiamo, per la prima volta dal dopoguerra e dal milite ignoto, il Premier Ignoto: un docente universitario di cui sappiamo che ha ricamato il curriculum con italica astuzia, e null'altro. Sconosciuto agli italiani come agli atenei internazionali in cui avrebbe "perfezionato"i suoi studi. Quando Di Maio dice che, essendo parte della sua squadra, è stato votato da 11 milioni d'italiani, dice un'enormità: quasi nessuno di quegli elettori sapeva chi fosse Giuseppe Conte. Potrebbe rivelarsi uno statista, come auguriamo a lui e a noi cittadini, o un premier inetto: non lo sappiamo.Ed è questo esattamente il problema: non sappiamo nulla di lui, non lo abbiamo votato, non si presentò sul palcoscenico, e se qualcuno ne avesse divinato il destino prima del 4 marzo ci saremmo messi tutti a ridere: Conte chi, l'allenatore? E invece non c'è nulla da ridere, e c'è solo da votarsi a un Presidente della Repubblica che si sta comportando con rigore impeccabile.Tutto ciò dice molto dell'importanza di un sistema elettorale che consenta ai cittadini non solo l'espressione di una maggioranza, ma anche la designazione di un premier obbligato prima del voto a presentarsi, spiegarsi e raccontare agli italiani quel che intende fare. I "contratti di governo" si fanno prima delle urne, non dopo, e si accompagnano al nome di chi dovrà eseguirli e a tal fine chiede fiducia. A meno che non passi il principio che il premier sia solo un "esecutore", che fa a pugni con la Costituzione e con il senso comune, ed è non meno inquietante. Esecutore di chi? Di due ministri che lui dovrebbe dirigere (Di Maio e Salvini) e che saranno in realtà i veri comandanti? Non siamo tra coloro che demonizzano il sistema elettorale vigente che porta la firma di Ettore Rosato. Nelle condizioni di allora, dopo che la Corte Costituzionale aveva improvvidamente bocciato il premio di maggioranza e con tutti i partiti a farsi i conti col bilancino, quella legge fu un mezzo miracolo. Oltretutto, con un Paese diviso fra tre poli, qualunque sistema a eccezione del doppio turno (che pure ha le sue controindicazioni) avrebbe generato ingovernabilità. Ma ora, se mai si riuscirà nella legislatura non ancora partita a metter mano alle regole del voto, il punto chiave sarà non solo e non tanto rafforzare la componente maggioritaria del sistema (ovvero un'attribuzione più che proporzionale di seggi al vincitore), che già c'è. Bensì ricreare il legame, oggi completamente dissolto, tra il voto dei cittadini e la figura del primo ministro. Si dirà che la scelta del Presidente del Consiglio è prerogativa costituzionale del Capo dello Stato. Vero: ma quale legittimazione più forte potrebbe esservi, nella nomina da parte di Mattarella, del voto popolare? La figura del Premier Ignoto sta lì a dimostrarcelo: un enorme punto interrogativo dietro cui siamo tutti a sperare che Dio ce la mandi buona, e che lo stellone italico la spunti chissà come anche stavolta.