L'OPINIONE
A differenza della gran parte di voi cari amici, che vi siete accontentati delle semplificazioni giornalistiche, dei passaggi salienti del contratto fra M5S e Lega e dei successivi commenti allarmati, degli sberleffi e dei sarcasmi vari, io quel contratto sono andato a leggermelo tutto. Sì, tutto, riga per riga, parola per parola, lungo un testo che di parole ne contiene 18.816, per ben 30 capitoli, molti dei quali comprensivi di vari paragrafi. Non vi nascondo che la fatica è stata tanta, il tedio a tratti insopportabile - al punto che ho dovuto spezzare la lettura in due momenti - ma alla fine non posso nascondervi che ne è valsa la pena. Sì, perché ho trovato qualcosa che non mi aspettavo e che era rimasto sepolto nella mia giovinezza: queste due forze politiche fanno sul serio, o perlomeno credono di fare sul serio e il tema non è tanto quello legato alla flat tax, al nostro rapporto con l'Europa, alle pensioni, al reddito di cittadinanza o agli immigrati, ma qualcosa di ben più profondo. Questi sembrano essersi messi in testa l'idea di cambiare il Paese. Mi spiego meglio e vi porto un piccolo esempio: nel testo ricorre per 80 volte la parola "è necessario", per 60 la parola "occorre", per altre 15 "bisogna", per altre 44 l'avverbio "inoltre" e ad ogni ricorrenza è previsto un cambiamento normativo, un intervento economico, la cancellazione di qualcosa, la modifica di qualcosa d'altro. Insomma, piaccia o non piaccia, ci si creda o non ci si creda, qui affiora chiaramente il desiderio di mettere le brache al Paese, e un paio di brache completamente diverse da quelle che sta portando. Una dimensione di cambiamento progettato, che il Berlusconi del 1994 - che poi nulla o quasi fece - a confronto fa sorridere. Se vogliamo, per ritrovare uno sforzo organico di questa natura, bisogna tornare agli anni Settanta al Pci (con altra profondità, a mio avviso, e con altri uomini). L'operazione di 'cambiamento' avverrebbe attraverso un doppio movimento. Da un lato viene prefigurato un ritorno di centralità, diffusività, presenza dello Stato, uno Stato che bada a tutto, ricompone tutto, trova risorse per tutto e tutti; dall'altro c'è un'idea di cittadinanza che si fa Stato, di un 'privatizzarsi' delle sue funzioni. Se pensiamo alla legittima difesa o al capitolo tasse siamo di fronte proprio a questo. Il ritorno dello Stato invece, credo sia esemplificato in questo passaggio sublime sul bullismo, che vale la pena di leggere per esteso: "È necessario introdurre misure repressive per chi commette il reato e premianti per chi lo denuncia: prevedere sanzioni amministrative nei regolamenti scolastici; numero verde unico nazionale; premialità per gli studenti che denunciano episodi di bullismo (borse di studio); video camere nelle scuole". C'è tutto, credo: lo Stato che reprime, controlla, premia e soccorre. In altri passaggi - quello sullo sport, che suggerisco vivamente ai nostri lettori - riaffiorano potentemente note ed echi di «quando c'era lui» e l'Italia era una potenza anche sotto il profilo sportivo.Non va infine dimenticata - e bene farebbero a non dimenticarlo gli esponenti del Pd - la diversa attenzione che sia Lega che M5S riservano ai principali soggetti economici del paese, in larghissima prevalenza identificati nelle piccole e medie imprese. Quasi a sottintendere, che il 'grande' è spesso il nemico e che la barra va raddrizzata in favore dei territori. A vederlo così questo benedetto "contratto", più che un programma di governo, mi è sembrato una splendida piattaforma elettorale, tagliata su misura per accogliere la piena di rancore maturata da oltre metà del popolo italiano e ben strutturata sotto il profilo della radicalità per soddisfare entrambi gli elettorati. Una piattaforma elettorale appunto, parecchio spinta e leggermente scostumata, come osserva un mio amico. La possono reggere i conti pubblici? Gli esperti dicono decisamente di no, ma - replicano i giovani Di Maio e Salvini e con loro metà della popolazione - di 'esperti' ne abbiamo avuti fin troppi. E allora aspettiamo e che Mattarella ce la mandi buona.