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di ROBERTO LODIGIANITutta la vita dedicata a fare del bene agli altri. Al padre gravemente malato, alla sorella Luigia che perse la vista. Poi a generazioni di ragazze povere ed emarginate raccolte per strada, educate e condotte per mano verso un'esistenza dignitosa, nella società rurale e arretrata dei domini sabaudi di metà Ottocento, che relegava ancora le donne in una condizione di assoluta subalternità. Giustina e Maria Schiapparoli seppero creare dal nulla, con la sola forza della fede cristiana e la fiducia in una missione alla quale si sentivano chiamate da Dio, una congregazione, le suore benedettine della Divina Provvidenza, che adesso è presente in 13 nazioni, oltre all'Italia, con più di 400 religiose impegnate a proseguire il lavoro e l'opera caritatevole delle due sorelle in odore di santità. Oggi sarà un giorno di festa, per le benedettine di Voghera - la città in cui Giustina e Maria fondarono l'ordine ispirato a San Benedetto - e per quelle sparse in luoghi lontani, dal Brasile - dove la congregazione è così radicata da essere suddivisa in due province, al nord e al sud del colosso americano - al Mozambico, dalla Bolivia all'Albania, dove l'ordine è presente fin dall'inizio degli anni Novanta, con la scuola sorta a Durazzo ora frequentata da 850 studenti, molti dei quali di religione musulmana. Alle undici e mezza, in Duomo, durante la più affollata e seguita messa domenicale, il vescovo di Tortona, Vittorio Viola, darà lettura del decreto firmato lo scorso 26 marzo da papa Francesco, con cui le sorelle Schiapparoli sono state dichiarate "venerabili serve di Dio", primo gradino verso la beatificazione e la successiva proclamazione a sante.«E' un momento di immensa gioia per tutte noi», spiega suor Lina Girotto, superiora generale dell'ordine. Nella casa di via Matteotti si respira un clima di entusiasmo e di grande attesa per la cerimonia. Qui riposano i resti di Maria, morta a Vespolate nel 1862 e poi traslata a Voghera. Un quadro realizzato da un'artista russo - che trascorse un giorno intero di meditazione prima di concentrarsi sull'opera - occupa un'intera parete del convento. «La proclamazione a venerabili - aggiunge suor Giovanna Morelli, superiora provinciale (per Italia, Romania e Albania) - consentirà non solo di pregare Maria e Giustina, ma anche di esporne le immagini sacre e di venerarle». Nate a Castel San Giovanni, le due sorelle frequentarono il monastero locale per poi trasferirsi a Voghera con la famiglia. Una parte importante nella loro educazione religiosa la svolse Benedetta Cambiagio, pia donna che operò a Ronco Scrivia. Da lì, Giustina e Maria tornarono a Voghera per curare il padre e Luigia, la terza sorella, divenuta cieca. E fu proprio nell'abitazione del padre, non lontana dal Duomo, che cominciarono ad accogliere fanciulle sfortunate, per «toglierle dai pericoli» di una società che negava l'aiuto a chi non poteva cavarsela da sè. Un'attività proseguita a Santa Maria delle Grazie, nel convento dei frati francescani che le accolse. Una data importante è il 1850: quell'anno, il vescovo Negri riconobbe la congregazione, mentre si dovette attendere il 1936 per il pontificio decreto di lode, seguito, il 25 ottobre 1943, dalla definitiva approvazione da parte della Santa Sede.Il processo diocesano sfociato nel decreto di venerabilità di papa Bergoglio è invece cominciato nel 2005, con le verifiche documentali (in assenza di testimoni ancora viventi); nel 2015 l'esame dei teologi e, due anni più tardi, quello finale di cardinali e vescovi: la chiesa ha così riconosciuto che le sorelle Schiapparoli vissero «la virtù cristiana in modo eroico», facendo voto di povertà, castità ed obbedienza. Per farle sante, dovrà essere attribuito loro un miracolo: potrebbero volerci anni, ma non necessariamente. Un miracolo, se si vuole, lo hanno già fatto, guardando a ciò che sono oggi le benedettine, alla loro presenza nel mondo, dall'Africa all'America Latina, e ad una realtà come la Sacra Famiglia, che continua, istituzionalizzandolo, l'opera di Giustina e Maria per l'infanzia sola e disagiata. L'istituto vogherese di via Emilia copre l'intero percorso scolastico, dall'asilo alle superiori, una presenza ormai consolidata e apprezzata nel panorama dell'offerta didattica. «Studiare qui - sottolinea Alida Battistella, insegnante del liceo linguistico - significa essere seguiti con amore e attenzione a 360 gradi. Un ambiente che valorizza l'individualità di ogni giovane, inculcando il senso del dovere».Sempre le fonti storiche descrivono Giustina «intraprendente e coraggiosa» per carattere; fu soprattutto a lei che si deve la nascita della congregazione; «verso le bambine accolte sotto la sua protezione, le postulanti, le consorelle mostrava una carità attenta e materna che, talvolta fu anche causa di incomprensione e dolore». Maria era la "santa ombra", perchè «solo con il suo passaggio, senza rumore e senza parole, faceva del bene». Fu madre superiora a Vespolate, dove morì, «attenta e delicata nel servire» le altre suore e le bambine.©RIPRODUZIONE RISERVATA