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FEDERALISMOLa festa dell'Europaha un significato veron Oggi si celebra la Festa dell'Europa, a ricordo della Dichiarazione Schuman che nel 1950 diede l'avvio al processo di unificazione europea. I grandi risultati raggiunti dalla Comunità e poi dall'Unione in questo lungo cammino sono il frutto delle scelte coraggiose dei Padri fondatori che hanno voluto perseguire un progetto di pace e di solidarietà, di prosperità e di libertà. Ma oggi, nell'incertezza e nell'instabilità del nuovo quadro mondiale, l'Unione Europea è diventata troppo fragile, troppo esposta ai contraccolpi della globalizzazione e dell'anarchia internazionale. Dall'interno la minacciano forze che reagiscono alle crisi reclamando il ritorno al passato, alla chiusura delle frontiere e al protezionismo, al nazionalismo, al sovranismo. Cresce la mancanza di fiducia tra gli Stati membri e cresce la disillusione dei cittadini, che non credono più nella buona politica e si sentono spesso traditi dal sogno europeo. Noi sappiamo, al netto della propaganda e delle ambiguità degli anti-europei, che non esiste un futuro degno di tale nome al di fuori del quadro dell'unità europea; ma rafforzare questa unità è diventato urgente, e deve essere fatto in modo che gli Europei sentano così di poter riprendere in mano il loro destino. Il Movimento Federalista Europeo, sin dai tempi della sua fondazione da parte di Altiero Spinelli nel 1943, è profondamente convinto che ciò potrà avvenire solo creando un sistema di governo europeo, capace di agire in modo efficace, democratico e responsabile, in grado di garantire il futuro dei cittadini europei sul piano della crescita, dell'occupazione, delle garanzie sociali, della sicurezza interna ed esterna. Oggi questo progetto - che, per la prima volta dopo la caduta della Comunità europea di difesa del 1954, la Francia condivide e sostiene - può solo partire dall'Eurozona e dal completamento, in quel quadro, dell'Unione monetaria con la creazione di un genuino potere fiscale e con le relative riforme istituzionali. Appena un anno ci separa dalle elezioni europee. Non sarà il solito appuntamento elettorale. L'attacco delle forze nazionaliste e populiste mira al cuore del progetto europeo. Per combatterle non basterà certo affidarsi alle solite litanie. O le forze pro-europee saranno in grado di presentarsi con una proposta forte e credibile per dare vita ad un'Europa sovrana e federale, avendo lavorato in questi mesi per guadagnare anche l'appoggio di un'avanguardia di governi; oppure finiranno col lasciar "solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo" delle sovranità nazionali (dal Manifesto di Ventotene).Per i federalisti europei questo 9 maggio vuole pertanto essere non solo una ricorrenza da celebrare, ma soprattutto un'occasione di mobilitazione. È con questo spirito che le nostre sezioni, in tutta Italia, hanno voluto organizzare le loro iniziative (www.mfe.it) e che, anche a Pavia, i giovani della GFE saranno presenti oggi in città a sostegno dell'Europa federale.Luisa Trumellinisegretario nazionale MfeLE INIZIATIVEIl '68 a Pavia, mancala voce delle donnen Ho seguito ed apprezzato le iniziative di Franco Bolis per commemorare il '68 a Pavia. Avendo partecipato a due dei tre eventi programmati e dopo aver visionato il catalogo della mostra non posso non rilevare l'assenza della voce delle donne e dei cattolici.E pur vero che Lotta continua è stato il movimento preminente sotto l'aspetto quantitativo ma non è stato il solo. Oltre agli studenti universitari si sono mobilitati anche studenti medi, anziani, donne, operai, impiegati, operatori socio sanitari, professionisti, preti, ecc.Le differenze ideologiche non erano molto marcate ma evidenti erano le competizioni, i leaderismi, i conflitti caratteriali, l'esaltazione del proprio gruppo e la denigrazione degli altri. Le divisioni della sinistra sono comunque precedenti a quel periodo.Le donne erano per lo più in posizione ancillare, subordinata salvo poi riprendere la parola, organizzarsi autonomamente con iniziative specifiche, autogestite come i gruppi di autocosciena e il consultorio autogestito Ae. Del resto il movimento di Lotta continua è finito grazie alla rivolta delle donne che hanno denunciato il maschilismo e il patriarcato.Per quanto riguarda la presenza dei cattolici nel '68 a Pavia non si può ignorare che molti insegnanti, professionisti, operatori sono stati folgorati dalla lettura dello scritto di don Milani «Lettera ad una professoressa» che ha risvegliato molte coscienze e stimolato esperienze di scuole alternative.C'è stata più repressione nei confronti di chi ha fatto esperienze per allora rivoluzionarie rispetto a chi faceva solo discorsi teorici.A Pavia fu potenziata Medicina democratica con l'impegno del professor Di Jeso che ospitava a casa sua messe non canoniche.Diversi preti coraggiosi sollecitavano i giovani a impegnarsi per il Terzo mondo in modo concreto.L'iniziativa di don Maggi in Duomo ricorderà l'impegno di cattolici autorevoli nel '68 a livello nazionale ma a livello locale la storia va ancora scritta. Molti studenti universitari erano di area cattolica e anche gente comune non ha mai dimenticato nonostante l'abbandono delle istituzioni gli interessi per una spiritualità autentica e i principi evangelici.Per quanto riguarda le donne rimando a un capitolo su Pavia (curato dalla sottoscritta e dalla prof. Ettina Confalonieri ) del libro "Dal movimento femminista al femminismo diffuso " Franco Angeli editore del 1983 su ricerca e documentazione nell'area lombarda.Marta GhezziPavia