Tunisi elegge il suo primo sindaco donna
Tunisi avrà per la prima volta nella sua storia un sindaco donna: è Souad Abderrahim (foto). L'esponente del partito conservatore islamico Ennahda ha ottenuto il 33,8% dei voti validi alle elezioni comunali. Farmacista, 54 anni, ex prigioniera politica. Non indossa il velo e ha inserito tra le sue sfide la lotta alle discriminazioni in base al sesso. Abderrahim l'ha spuntata su 10 candidati uomini. Ennahda, secondo quanto anticipato dalla tv di Stato, ha vinto le elezioni dopo aver ottenuto il 27,5% dei voti. L'Alta Commissione elettorale annuncerà i risultati ufficiali domani. Il partito Nidaa Tounes, seconda formazione politica con 55 deputati in parlamento, avrebbe ottenuto almeno il 22,5% dei voti.di Maria Rosa TomasellowROMAL'Unione europea non seguirà gli Stati Uniti sulla strada della rottura con l'Iran. A poche ore dalla decisione di Donald Trump sull'accordo siglato con Teheran nel 2015 - annunciata a sorpresa dal tycoon su Twitter per oggi e con il presidente americano sempre più intenzionato a uscire da una intesa «folle» - la Commissione europea ribadisce che «rimane impegnata nella piena attuazione del patto: non c'è un cambiamento nella nostra posizione». «Ogni altra questione regionale deve essere affrontata fuori da questo accordo» sottolinea l'Alto rappresentante per la Politica estera Federica Mogherini. È la conferma sollecitata da Teheran: «Anche se gli Stati Uniti si ritirassero dall'accordo, l'Iran manterrà fede all'intesa se l'Unione europea garantirà che la Repubblica islamica trarrà benefici dall'accordo» dichiara il presidente Hassan Rohani nel corso di un intervento a Mashhad, nel nord del Paese. Un'apertura accompagnata tuttavia da parole sferzanti, rivolte all'inquilino della Casa bianca e ai suoi principali alleati nell'area, Israele e Arabia Saudita: «Se voglio assicurarsi che non siamo in cerca di una bomba nucleare, ripeto che non lo siamo e non lo saremo. Ma se vogliono indebolire l'Iran e limitare la sua influenza nella regione, o a livello globale,resisteremo con tenacia». Il regime ha più di una ragione per restare dentro l'accordo. Prima fra tutte, evitare un rafforzamento delle sanzioni, mentre nel Paese è in corso una ondata di proteste contro la politica economica, l'aumento dei prezzi e la disoccupazione che ricorda gli scioperi dei lavoratori che nel 1979 portarono al rovesciamento dello Scià. Un quadro allarmante che, con nuove sanzioni, potrebbe destabilizzare il Paese.L'Europa è compatta, con Germania e Francia che mettono in guardia Washington: «Temiamo che un fallimento possa comportare una nuova escalation che ci faccia ricadere nel periodo precedente al 2013» avverte il ministro degli Esteri Heiko Maas, a Berlino, dopo un incontro bilaterale col collega francese Jean-Yves Le Drian. Con l'accordo il mondo «è più al sicuro che senza - fanno notare - Non vediamo alternative ai meccanismi di controllo e alle restrizioni al programma atomico iraniano». Persino il più fedele alleato europeo di Washington, la Gran Bretagna, si appella a Trumpo perché non si ritiri dal Joint Comprehensive Plan of Action (firmato anche da Cina e Russia). «Il presidente ha ragione a vedere dei difetti, ma un piano B a questo stadio non mi sembra particolarmente ben sviluppato» dichiara il ministro degli Esteri Boris Johnson durante la sua visita negli Usa. Come dire che al momento non ci sono alternative migliori.©RIPRODUZIONE RISERVATA