Parchi, è allarme zecche «Necessario disinfestare»

di Stefania PratowPAVIAÈ allarme zecche nei parchi cittadini. L'aumento delle temperature consente ai parassiti di trovare con maggiore facilità zone fertili dove proliferare. Dalle aree verdi che si affacciano sul Ticino a quelle lambite dalla Vernavola, dai giardini del centro città ai boschi delle periferie. E in tanti denunciano una presenza preoccupante di questi parassiti che si nascondono tra gli steli d'erba, nelle cortecce, persino nelle crepe dei muri. E stanno lì appostati, ad aspettare il passaggio di un animale, dal cane fino allo scoiattolo, o dell'uomo. «Al ritorno da ogni passeggiata nei boschi del parco del Ticino - racconta un ragazzo - devo controllare con attenzione il mio cane. Va fatta una disinfestazione. Il problema è avvertito da tutti coloro che amano passare del tempo all'aria aperta». E non solo nelle zone verdi. Perché se qui il proliferare di zecche è determinato soprattutto dalla presenza delle pecore e degli animali selvatici, dai caprioli ai cinghiali, in centro storico, a causarne la presenza, sono i piccioni. «Le zecche, avvertite dalla differenza di temperatura tra quella esterna a quella corporea, individuano l'ospite e vi si attaccano, conficcando il rostro, cioè l'apparato boccale, nella cute e comincia a succhiarne il sangue. Il morso di solito non è doloroso e non causa prurito, per cui può passare inosservato», spiega Felice Novazzi, responsabile di Igiene zootecnica dell'Ats di Pavia, che sottolinea le insidie di questi parassiti esterni, della classe degli Arachnidi, la stessa di ragni, acari e scorpioni, e dalle dimensioni di qualche millimetro. «La loro puntura non causa dolore, né prurito, quindi può passare inosservata - precisa Novazzi -. Ma può presentare rischi seri, con la possibilità di contrarre infezion, come la malattia di Lyme e la Tbe, una forma di encefalite. Entrambi trasmessi dalle zecche in quanto vettori». All'area Vul un signore passeggia con il proprio cane, un terrier, e dice: «Sono stato ricoverato un mese al reparto di malattie infettive, con la febbre altissima. I medici non riuscivano a capirne la causa, sul corpo non c'erano segni di morsicature. Poi, attraverso analisi specifiche, hanno accertato che si trattava di un'infezione causata da una zecca». «Il problema sta nella diagnosi - spiega Novazzi -. Sono necessarie analisi per verificare che, su un terreno colturale, esistano colonie di batteri. La terapia prevede la somministrazione di un antibiotico specifico». Ma attenzione, il fatto di essere punti non significa venire necessariamente infettati. «Non tutte le zecche, infatti, sono infette». In ogni caso, ricorda il responsabile di Igiene zootecnica, «è fondamentale estrarre il rostro».