Il peso dell'emotività nelle scelte economiche e politiche
di FRANCO A. GRASSINI Da molti anni ormai l'economia non è più una scienza esatta nella quale esiste una sola verità che la ricerca tende ad aggiornare per tener conto dei mutamenti tecnologici ed umani. Che esistano scuole di pensiero diverse tra loro - basti pensare a liberisti ed interventisti- è conoscenza comune. Non di meno è di notevole rilievo che metodi di analisi decisamente innovativi siano stati introdotti da quella che viene chiamata l'economia comportamentale. Per questo è interessante leggere uno snello volume, "Misbehaving. La nascita dell'economia comportamentale" da poco pubblicato in italiano che uno dei fondatori di detta scuola, il premio Nobel Richard Thaler, ha scritto per raccontare, con molti dettagli personali, come tale filone di pensiero si è sviluppato. Senza seguire le diverse tappe, quello che interessa è sottolineare quali siano i principali apporti alle possibilità di comprendere e, di conseguenza, fare scelte politiche, nel mondo economico. La prima e fondamentale è il ripudio dell'ipotesi di fondo dell'economia tradizionale, vale a dire che nelle scelte economiche l'uomo è un essere razionale e le sue scelte tendono a massimizzare il vantaggio materiale. Ne consegue che tutti sanno prendere le decisioni appropriate. Per fare un esempio, tutti- se hanno i mezzi- risparmiano in misura sufficiente per la vecchiaia e non c'è bisogno di incentivare il risparmio con formule adatte come i piani pensione. Ricerche empiriche hanno mostrato che questo non è vero perché gli incentivi funzionano.Analogamente è stato dimostrato interrogando i responsabili aziendali sull'impatto di aumenti salariali sulle assunzioni. La tesi classica secondo la quale le imprese assumono sino a che il costo marginale è eguale al ricavo marginale vorrebbe che in tal caso si dovrebbero verificare dei licenziamenti. Invece questo non avviene. Si tratta, per altro, di inezie rispetto al tema dei mercati finanziari. Qui la tesi classica è che il mercato stabilisce quello che è il prezzo giusto e, di conseguenza, non si possono fare previsioni. Ricerche condotte da Thaler hanno mostrato che classificando come vincenti azioni che per un quinquennio avevano avuto i migliori risultati e perdenti quelle con i peggiori, contro la tesi classica, queste ultime nel periodo successivo hanno ampiamente superato le prime perché si era verificata una sovra reazione.L'economia comportamentale, per altro, non si è limitata a sottolineare la non razionalità di molte scelte, ma ha fornito strumenti per migliorare le politiche che mirano risolvere problemi reali con analisi preventive delle reazioni più diffuse e con misure che costituiscano "spinte gentili" a fare le scelte giuste. Non è questa la sede per entrare in dettagli. Quello che preme è sottolineare che anche molti voti non sono razionali, ma emotivi. Questo mette in tutto il mondo le democrazie in pericolo se non ce ne rendiamo conto e non lavoriamo a modificare la situazione.