«L'ho fatto con i vostri 3.200 euro»

PAVIAUn caffè. Ecco cosa si compra in Italia con 1 euro. Un caffè, pane, uova, fagioli neri e tortillas di mais. Ecco il pranzo sostanzioso che in Guatemala si può fare con la stessa cifra.È solo uno dei tanti aneddoti del racconto di Emanuele Chiodini, presidente di "Insieme per il Guatemala", appena rientrato dal suo ultimo viaggio in Centroamerica, che ben spiegano la distanza che c'è fra i due Paesi. A febbraio, poco prima della sua partenza per il Guatemala, Chiodini aveva lanciato un appello alla città dalle pagine della Provincia Pavese: «I bimbi in Guatemala hanno bisogno di tutto, aiutateci». Nel giro di una settimana "Insieme per il Guatemala" ha ricevuto donazioni per 3.200 euro. «È stata una grande emozione vedere la generosità dei pavesi - racconta Chiodini - dopo la pubblicazione dell'appello siamo stati contattati da tante persone, ciascuno ha dato ciò che poteva».I soldi raccolti sono stati utilizzati per sostenere la scuola del piccolo paese La Nueva Liberdad, situato vicino a El Salvador: «Abbiamo consegnato alla maestra Narlyn 1.200 euro, che saranno utilizzati per garantire condizioni di vita decenti ai bambini più disagiati che frequentano questa scuola a terra aperta e a cielo aperto - spiega Chiodini - altri 1.000 euro li abbiamo lasciati al collegio cattolico di Gustatoya, dove le suore Missionarie della Carità di Maria Immacolata accolgono circa 1.000 ragazzi. Nonostante i collegi gestiti dalle suore siano statali, il governo continua a tagliare i fondi a loro destinati, ma non è una novità che al potere centrale dia fastidio chi prova a formare coscienze rette. Infine abbiamo donato 1.000 euro alla Casa regionale delle suore, dove vengono accolti i bambini abbandonati dalle famiglie o vittime di abusi».Molto è stato fatto, ma tantissimo c'è ancora da fare: «A El Adelanto le famiglie, che sono circa 250, vivono in condizioni molto precarie, perché le casette sono fatte di terra e di paglia, l'economia è di mera sussistenza e le condizioni igenico-sanitarie sono tragiche. Vorremmo dotare il villaggio di almeno 7 latrine, come primo intervento d'emergenza, ma sono necessari almeno 5.000 euro».Cosa rimane da un viaggio come questo? «I rapporti umani, le amicizie che crescono e si fortificano. Lì si dice che quando puoi contemplare le montagne, i laghi e il cielo azzurro, "l'alegria ya viene". Spesso pensiamo a questi Paesi come persone che necessitano solamente di aiuto da parte nostra, in realtà noi abbiamo anche da imparare. Lì non senti mai pronunciare frasi come "questa vita è inutile", anche nel villaggio più povero, anche di fronte a un malato che chiede medicine che non si possono recuperare, la risposta è bussare alla porta del vicino e darsi una mano». (g.bert.)