politica»lo stallo

di Gabriele De StefaniwROMAIn un ponte del primo maggio che si annuncia di sostanziale attesa della direzione nazionale del Pd, che giovedì a Roma dovrà decidere se e come condurre una trattativa con il Movimento 5 Stelle per la formazione di un governo, oggi i riflettori saranno puntati su Matteo Renzi. Ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", l'ex premier romperà il silenzio. Nessuno si aspetta una svolta secca, piuttosto è possibile che dal neo-senatore arrivi una generica disponibilità a sedersi ad un tavolo di trattativa con i 5 Stelle, ma ponendo condizioni politicamente molto alte. Sarebbe, in sostanza, un modo per lasciare ai grillini l'onere di dire no, dimostrando di averci quanto meno provato. Perché l'idea dell'ex premier - che non ha ancora deciso se partecipare personalmente all'appuntamento di giovedì - resta quella che «al governo con chi ci ha insultato per anni non ci possiamo andare». Ieri intanto Maurizio Martina ha dato indicazioni sul metodo che il Pd si darà per gestire la fase che si aprirà giovedì: «La direzione nazionale non dovrà decidere se stringere un'alleanza di governo con il Movimento 5 Stelle - chiarisce il segretario reggente - ma solo se aprire al confronto e riflettere su possibili punti di accordo». Una precisazione che lascia intendere che difficilmente l'appuntamento al Nazareno sarà decisivo.Tutt'altro: Martina prefigura un percorso non così breve, arrivando a proporre un referendum tra gli iscritti al partito a cui sottoporre l'eventuale intesa (in un insolito parallelismo con il voto online dei militanti 5 Stelle). Anche ieri, peraltro, si sono alzate dalla base voci contrarie all'accordo: stavolta è toccato a un appello-manifesto partito da Roma e sottoscritto online da oltre cento tra iscritti, quadri del partito, segretari municipali e di sezione e amministratori. Il segretario reggente continua nella sua opera di mediazione, che gli suggerisce da una parte di proseguire nel corteggiamento di Renzi e dall'altra nel lanciare segnali di apertura all'ala dialogante del partito: «Di certo siamo forze molto diverse, per certi versi alternative, e la strada è in salita. Ma credo che, arrivati a questo punto, sia giusto capire se ci sono possibilità di trovare un punto di incontro. Le modifiche al Jobs Act in un eventuale accordo di governo con M5S? Ad esempio si potrebbe accettare di lavorare al salario minimo legale, che non è stato ancora applicato. Quanto a Renzi - aggiunge Martina - non lo tiro per la giacca, ma è chiaro che nel partito c'è bisogno del suo punto di vista e della sua forza». Sono due gli scenari che il segretario respinge: «Ci preoccupano un governo con Salvini come socio di riferimento e le elezioni anticipate: l'Italia non può permetterselo».Numeri risicati in aula, contrarietà di buona parte della base dem, ostilità di Renzi con i suoi parlamentari: la strada verso l'intesa Pd-M5S è tutta in salita e allora il centrodestra è ancora ampiamente in partita. Nella coalizione l'attenzione è focalizzata sul voto di oggi in Friuli Venezia Giulia e in particolare sui rapporti di forza tra Lega e Forza Italia che usciranno dalle urne. Matteo Salvini ha smentito di essere pronto alla rottura con Silvio Berlusconi in caso di exploit ma - al di là dell'abbraccio tra i due nella notte di Trieste dopo i rispettivi appuntamenti a sostegno del candidato presidente della Regione Massimiliano Fedriga - la tensione rimane. Come dimostra anche il fatto che la campagna elettorale non abbia mai visto i due leader insieme: ognuno per sé, perché quello che interessa è contarsi e far pesare il risultato a Roma. Ieri Salvini ha alzato nuovamente il tiro contro l'ipotesi di accordo tra dem e pentastellati: «Sento che migliaia di persone sono pronte, in caso di un folle governo Pd-5Stelle, a scendere in piazza. Altroché consultare i militanti piddini e grillini in rete, la Lega è pronta a mobilitare milioni di italiani se il voto non sarà rispettato. Il Pd ha già fatto troppi danni agli italiani in tutti questi anni di malgoverno». Dura la replica di Francesco Boccia, capogruppo Pd in commissione speciale alla Camera: «Quelle di Salvini sono affermazioni al limite dell'eversione. Sa che siamo in una democrazia parlamentare? Sa che guida un partito del 17%, più piccolo del Pd e quasi la metà del M5S? Dire che la Lega è pronta a mobilitare milioni di italiani significa mancare di rispetto al percorso indicato dal presidente Mattarella. Salvini - aggiunge Boccia - abbia rispetto per il confronto in corso, così come noi abbiamo avuto rispetto per il confronto fallito tra lui e i 5 Stelle. Le sue parole sono la dimostrazione del livello infimo di rispetto istituzionale che ha nelle sue corde».©RIPRODUZIONE RISERVATA