politica» VERSO IL GOVERNO

di Alessandro Di MatteowROMAAdesso tocca a Roberto Fico cercare una maggioranza per fare un governo, a lui il capo dello Stato ha affidato ieri il mandato di esplorare la possibilità di un'intesa tra M5S e Pd. Il presidente della Camera ha due giorni di tempo per provare questa strada, giovedì dovrà tornare al Quirinale a riferire. «Il punto fondamentale - ha assicurato - è che si deve partire dal programma per l'interesse del Paese». Ma il compito sembra al limite dell'impossibile, con l'ala renziana del Pd che ha già iniziato il fuoco di sbarramento.Reazione che non sarà piaciuta a Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica ha ricevuto Fico nel pomeriggio e durante il colloquio non ha nascosto la propria irritazione per la situazione di stallo tra 5 Stelle e centrodestra: «Ho atteso altri tre giorni - ha detto - per registrare novità pubbliche, esplicite e significative, nel confronto con i partiti. Queste novità non sono emerse». Ma per il presidente «a distanza di quasi due mesi dalle elezioni va sottolineato il dovere di dare al più presto un governo all'Italia». Di qui la decisione di provare un altro schema, questa volta guardando al Pd. La mossa fa arrabbiare Matteo Salvini. Il leader della Lega è duro e parla senza riguardo per il galateo istituzionale: «Bisogna rispettare sempre le indicazioni del presidente, eccetera... Ma farò di tutto perché questa presa in giro (il governo Pd-M5S, ndr) non accada». Salvini evoca addirittura la piazza: «Non mi sembra corretto che governino secondi e terzi e i primi restino fuori. Se qualcuno prova a fare una cosa del genere ci troviamo a fare una passeggiata a Roma».Luigi Di Maio invece replica via Facebook: «Ho chiesto a più riprese a Matteo Salvini di sedersi al tavolo come leader della Lega per discutere i termini del contratto di governo. Ma dal suo comportamento ho capito che non vuole assumersi responsabilità. Non si dica che non c'ho provato fino alla fine, adesso buona fortuna».E di fortuna avrà bisogno anche Fico. In casa Pd i primi a parlare sono stati il presidente Matteo Orfini e il capogruppo in Senato Andrea Marcucci, vicinissimi a Renzi: un accordo con il Movimento 5 Stelle è impensabile, è stato il ritornello. «Eravamo, siamo e resteremo alternativi ai 5 Stelle», chiude Orfini. «Non ci sono le condizioni minime per una maggioranza Pd-5 Stelle», aggiunge Marcucci. Solo successivamente arriva la mezza apertura dal segretario reggente Maurizio Martina: il Pd è pronto a confrontarsi a condizione che M5S garantisca «la fine di ogni ambiguità e di trattative parallele con noi e anche con Lega e centrodestra». ©RIPRODUZIONE RISERVATA