Ciao Berlusconi, partito unico a destra

Al Quirinale, questa volta, la Lega salirà insieme agli altri partner della coalizione di destra-centro, questa è la realtà dopo che i rapporti di forza interni sono cambiati nelle urne. Un omaggio al passato? No, di certo. Non solo perché è ormai Matteo Salvini, nonostante la palese insofferenza di Silvio Berlusconi (che mai ha accettato di fare da spalla, in politica come in campo aziendale) il capo riconosciuto dell'alleanza; ma anche perché il leader leghista non ha abbandonato il suo progetto a medio termine: assorbire in un partito unico, decisamente collocato a destra, l'elettorato rimasto all'ombra del Cavaliere disarcionato.Una marcia, quella salviniana, che viene da lontano. E che può essere momentaneamente rallentata ma non interrotta da situazioni contingenti. Come la necessità di non tirare troppo la corda prima delle imminenti elezioni regionali. Nelle quali il Carroccio potrebbe incassare la vittoria in Friuli Venezia Giulia, saldando il fronte delle regioni del Nord, con l'unica eccezione, per ora, del Piemonte. Da qui il sopire delle polemiche nei confronti di Berlusconi, oltre che l'accento su ritrovate posizioni "nordiste".Non è un mistero che, pur di chiudere un accordo di governo con il M5S, che per immolarsi nell'inevitabile bagno di realismo politico ha bisogno di mostrare al suo elettorato il trofeo di Berlusconi costretto a cedere il passo, Salvini sia favorevole al "sacrificio" reclamato da Di Maio. Anche perché l'altrui passo indietro gli consentirebbe di assorbire, senza troppe scosse, buona parte del ceto politico e dell'elettorato forzista che, soprattutto a Nord, ha antiche consuetudini di alleanza con il leghismo. Il forzaleghismo è qui più che un semplice stato d'animo.Ma se questa transizione dolce, favorita anche dall'anagrafe, non riuscisse; se Berlusconi non accettasse di defilarsi e, al contempo, nessuna soluzione praticabile uscisse dalle estenuanti consultazioni al Colle, allora il leader del Carroccio sarebbe spinto a usare l'arma letale delle elezioni anticipate. Naturalmente dopo aver messo mano, in Parlamento, insieme a Di Maio, a una legge elettorale che premierà il partito vincente e non la coalizione. Un meccanismo che consentirebbe a M5S di liquidare il Pd e alla Lega di fare il pieno dei voti forzisti in un duello all'ultimo seggio. Anche per questo, al di là delle elezioni regionali, Salvini non può fermare la sua corsa verso la trasformazione del suo partito da formazione territoriale a formazione che si muove su un orizzonte nazionale. La Lega salviniana o è sovranista e lepenista, immaginando di assorbire, in prospettiva, prima l'elettorato forzista e poi quello di Fratelli d'Italia, e di costituire quel partito unico della destra che non si è mai realizzato dalla fondazione della Repubblica, oppure non potrà mai competere, nel nuovo sistema bipolare che i due giovani leader emergenti della politica italiana vorrebbero a cromatismo giallo-verde e a tono populista, con il M5S.Un partito che, contrariamente al Carroccio, ha il suo principale insediamento nel Sud ma ha potenzialità di espansione anche al Centro e al Nord: tanto più nel caso che il Pd deflagri o sia messo all'angolo per lungo tempo.Per capire se l'obiettivo leghista sarà celermente perseguito, occorrerà attendere maggio. Allora le vicende del governo e della transizione guidata in Forza Italia, complice anche un sicuro alleato interno come il "governatore" ligure Toti, dovrebbero apparire più nitide. Altrimenti il gioco sarà solo rinviato. Nell'attesa di giocare la partita finale con Di Maio e passare, allora sì, a quella che, impropriamente, alcuni chiamano già "Terza Repubblica".Prima, però, deve passare aprile che, ne «La terra desolata», Elliot definiva, non a caso, il «mese più crudele», perché «genera/ lillà dalla terra morta, confondendo/ memoria e desiderio».©RIPRODUZIONE RISERVATA