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di Flavia Amabile winviatA a macerata«Che dite? Una scossa 4.6? Ma che cosa ne sapete? Era molto più forte, venite a vedere». Lilia Pascucci ha 88 anni ma ne dimostra almeno 15 di meno. Vive da sola in una delle Sae del campo Le Piane a Pieve Torina, provincia di Macerata, una delle aree attrezzate per le casette di emergenza. Esce dall'abitazione, percorre pochi metri e indica un punto nel terreno. Una striscia a zig zag corre lungo lo spazio tra la sua Sae e quella dei vicini. «Qui stanotte si è rotta la terra», spiega.Non solo la terra si è rotta a Pieve Torina e dintorni alle 5.11 di ieri mattina, durante l'ennesima scossa di un terremoto che va avanti da oltre un anno e mezzo e sembra non finire più. Si sono rovesciati termosifoni, si sono piegate le caldaie, si sono aperti i marciapiedi e sono crollati muri e campanili. Le case già lesionate hanno subito altri danni e quelle dove alcune famiglie erano tornate ad abitare sono entrate nel lungo elenco di case inagibili. Altre venti persone non hanno più un tetto e si sono messe in fila per l'assistenza in albergo o per il contributo di autonoma sistemazione. «Si riparte da zero. Faremo di nuovo le verifiche sulle case agibili per garantire la sicurezza. Ma la paura è stata forte e temiamo che stavolta la gente sia spinta a mollare», è il bilancio di Paola De Micheli, commissario straordinario alla ricostruzione. Non è facile continuare a crederci. Ancora più della terra ieri mattina si è rotta la poca speranza rimasta.«Non mi sento più sicura nemmeno nella casetta», ammette Patrizia Vitali, mentre mangia un panino nel piccolo patio esterno della Sae. «Non entro volentieri, ma se vuole vedere che cosa è successo dentro andiamo pure» aggiunge. Nella cucina-salotto la credenza è obliqua ma ancora fissata al muro. «Non è merito della credenza, ma di questo bricco del caffè che sta reggendo tutto, altrimenti piatti e mobili sarebbero a terra come nelle altre casette», precisa. Otto ore dopo la scossa gran parte dei problemi delle Sae è già stata risolta. Gli operai hanno fatto il possibile per restituire la normalità agli abitanti del campo, ma è una normalità devastata dal susseguirsi delle scosse. Quattro-cinque-sei solo ieri mattina. Ogni volta le persone si guardano con uno spavento che sanno di poter condividere davvero solo con chi sta vivendo nel mezzo di uno sciame sismico che dal 24 agosto ha provocato oltre 85mila scosse, oltre cento al giorno. Ieri i centri più colpiti sono stati Pieve Torina, Muccia, Valfornace, Visso Camerino, Monte Cavallo, Fiastra, Caldarola. Ma in oltre un anno e mezzo scosse e danni si sono moltiplicati e i comuni inseriti nel cratere sono diventati 140, un'area di circa mille chilometri quadrati. Dieci sindaci lo hanno denunciato in una lettera inviata una settimana fa ai parlamentari delle regioni colpite e alla De Micheli.L'alternativa, scrivono, è una modifica alle norme distinguendo i comuni in tre categorie - catastroficamente, gravemente o lievemente colpiti - e definire misure diverse per ogni fascia. Una richiesta finora caduta nel vuoto: in questi mesi l'Italia ha anche perso un governo e nessuno sa dire quando ne rivedrà uno. Non resta che subire le scosse e sperare che le Sae reggano. «La scossa non ha provocato danni alle pareti. È caduto quello che non era stato fissato bene ma dentro queste Sae finora abbiamo vissuto bene», racconta Rachele Balzano, un'altra delle ospiti del campo di Pieve Torina. «Ci sono stati alcuni errori», ammette Angelo Borrelli, capo dipartimento della Protezione Civile. Durante il sopralluogo nel campo spiega ai tecnici che le casette sono troppo vicine, questo ha provocato la rottura di un muretto a secco. E i pensili non vanno fissati come in una casa normale, ma come in una zona dove è ancora in corso uno sciame sismico. «Voglio però rassicurare tutti: la struttura regge, nelle casette si può vivere tranquilli». Ma è proprio la tranquillità quello che da queste parti manca da oltre un anno e mezzo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA