Senza Titolo
C'è chi la canta in gita, chi al posto dell'inno nazionale quando si vincono i mondiali, chi la paragona a un cesto di albicocche per la sua freschezza (Roberto Benigni) e chi la suona attorno a un falò in spiaggia. È la canzone "Azzurro", che a maggio compie 50 anni ed è stata scritta da Paolo Conte e Vito Pallavicini, storico paroliere della canzone italiana, vigevanese doc.Comincia tutto nel 1968 in piazza Sant'Ambrogio a Vigevano. Lì ci vive Vito Pallavicini con la moglie Nanda e con sua figlia di otto anni Marina. Di lì a un mese scoppierà il maggio francese e la contestazione, ma a Vigevano a questo non danno molto peso. La città è appena uscita dall'ubriacatura del boom economico, di cui è stata simbolo. Ci hanno ambientato dei film, scritto libri e articoli di giornale. Vito scrive canzoni dal 1959 e da un annetto ha lasciato il suo precedente lavoro come giornalista all'Informatore Vigevanese. È già un autore di grido, quando arriva una chiamata particolare dalla casa discografica Clan Celentano. Gli stanno affidando due giovani autori, figli di un notaio di Asti. Sono entrambi avvocati, si chiamano Giorgio e Paolo Conte, ma la vita del tribunale non li attira proprio. Ci vuole un maestro come Pallavicini. Lui accetta. «Andò ad Asti con la sua 600 _ racconta Adriano Ballone, storico e autore del libro Azzurra Nostalgia _ nella casa dove vivevano i due». La collaborazione inizia. Anche i due giovani musicisti vengono a Vigevano. Parcheggiano la loro Porsche davanti a casa di Vito e si innamorano della cassoeula di sua moglie Nanda. «Paolo Conte, che ha già scritto la musica _ racconta Ballone _ in Azzurro ci crede poco. Tant'è che la suonerà per la prima volta nel 1985. Per lui è solo una marcetta. Vito invece se ne innamora. È lui a metterci il testo, che ha dentro tanto di Vigevano, ma anche di lui. Azzurro è il Ticino, Azzurri sono gli occhi di Nanda». Una volta terminata è il momento di arrangiarla. Conte non ci mette più mano, si chiama un altro arrangiatore. Vito vorrebbe che la cantasse Celentano.Lo chiama spesso, insiste, fino a quando il "molleggiato" non decide di cantarla. Sarà il lato B di "Una carezza in un pugno". È l'estate del '68, gli studenti occupano le università, nelle strade ci sono proteste continue, «ma dopo "Contessa" _ ricorda Ballone, allora studente, si cantava "Azzurro" nei falò in spiaggia».I Beatles hanno lanciato Lady Madonna e i Rolling Stones rispondono con Jumpin' Jack Flash, la classifica dei 33 giri in Italia è dominata da un ombroso genovese, che parla nei suoi dischi di prostitute e drogati e risponde al nome di Fabrizio De Andrè. Chi può avere interesse a sentire una canzone che parla di malinconie domenicali, treni che vanno all'incontrario, e alberi esotici, su una marcetta troppo retrò? La risposta è tutti. Nel giro di poco tempo "Azzurro" conquista il lato A, la canzone piace a tutti, lo confermano le telefonate che arrivano al Clan Celentano. La casa discografica ritira dal mercato le copertine dei 45 giri, ristampandole con Azzurro come pezzo portante. Oggi le prime valgono tantissimo. Vito si gode il successo. Cocciuto e testardo come lo conoscono a Vigevano e in famiglia, ha avuto ragione ancora. Alla fine dell'anno sarà il singolo che ha venduto di più. Le schitarrate dei Rolling Stones e la rivoluzione dei Beatles possono attendere. In estate trionfa anche l'azzurro della nazionale italiana ai campionati europei, e la canzone di Pallavicini e Conte diventa un secondo inno per i tifosi. Che la canteranno anche alla finale dei mondiali 2006, quando "Azzurro" sarà anche il cielo sopra Berlino. Andrea Ballone