Cina contro Usa: 3 miliardi di dazi
«Spero di potere presto, dal governo, raccogliere l'appello del presidente di Confindustria Russia: VIA queste assurde sanzioni che stanno causando un danno incalcolabile all'economia italiana». Così su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini (foto), si è espresso sulle sanzioni applicate dall'Occidente al governo di Vladimir Putin. Secondo i calcoli di Coldiretti le esportazioni di prodotti "Made in Italy" in Russia sono state di poco inferiori a 8 miliardi nel 2017, circa 3 miliardi in meno del 2013, l'anno precedente all'introduzione delle sanzioni per la guerra in Ucraina. PECHINOLa Cina risponde alla stretta del presidente Donald Trump sulle importazioni d'acciaio e alluminio rendendo operativi i dazi su 128 beni provenienti dagli Stati Uniti, tra cui carne di maiale, vino, frutta fresca e secca per un valore totale di 3 miliardi di dollari. Se la guerra commerciale appare più vicina, come temuto dalle Borsa aperte nel lunedì di Pasqua (Tokyo -0,31%, Shanghai -0,18% e il tonfo di Wall Street giù di oltre il 2%), il ministero del Commercio di Pechino ha ribadito l'invito «a revocare le misure che violano le regole» dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), che colpiscono il principio «di non discriminazione nel sistema multilaterale del commercio» e che danneggiano «seriamente» gli interessi cinesi. I beni target sono stati definiti il 23 marzo per bilanciare il «protezionismo Usa» con i dazi al 25% sull'acciaio e al 10% sull'alluminio: l'accusa del ministero del Commercio cinese verso Washington è anche di non aver risposto alla richiesta del 26 marzo di avviare consultazioni sul tema. «In molti hanno dato sostegno via telefono ed email esprimendo supporto al governo e alla difesa degli interessi nazionali» nel periodo di commenti pubblici chiuso il 31 marzo, recita la nota del ministero, all'indomani dell'avviso delle Dogane sui nuovi dazi. Il ministero delle Finanze ha fatto suo lo schema che prevede una doppia stretta: al 15% su 120 beni, tra cui frutta come mele e uva, vino, ginseng, mandorle e tubi di acciaio; al 25% su scarti d'alluminio e, soprattutto, carne di maiale che nel 2017 ha avuto un valore di 1, 1 miliardi di dollari che fanno della Cina il terzo mercato Usa di riferimento, nell'ambito di un export agricolo di quasi 20 miliardi. Le contromisure sono mirate a colpire il settore agricolo e il bacino elettorale di Trump. Solo un segnale, perché volendo contrattaccare, ha suggerito pochi giorni fa l'ex ministro delle Finanze Lou Jiwei, allora si dovrebbe guardare a soia, auto e aerei che valgono circa 50 miliardi. Per Trump la Cina è il fronte caldo tra quelli aperti dopo la mossa su acciaio e alluminio che vedono in prima fila Ue, Giappone, Messico e Canada esentati per ora dai dazi grazie a una serie di negoziati. Sotto traccia le diplomazie di Usa e Cina lavorano per evitare la guerra, dopo che il segretario al Tesoro Steven Mnuchin e il rappresentante al Commercio Robert Lighthizer hanno dato a Liu He, vicepremier e plenipotenziario del presidente Xi Jinping, la lista di beni da acquistare per allineare di 100 miliardi di deficit commerciale comprando ad esempio più microprocessori Usa. Nel 2017 la Cina ha avuto un surplus commerciale sugli Usa di 275, 8 miliardi, pari al 65% del totale. Il disavanzo stimato dal Census Bureau di Washington è di ben 375,2 miliardi.