Il silenzio sull'annientamento dei curdi

Nel tombale silenzio dell'Occidente, le forze armate turche stanno sviluppando una guerra di annientamento contro il popolo kurdo. Il paradigma è quello condotto contro Afrin, oggetto di bombardamenti anche con armi chimiche proibite sulla città dove non arriva più acqua, è interrotta l'energia elettrica e vengono distrutte le infrastrutture necessarie alla sopravvivenza. La città è stata letteralmente offerta come trofeo di guerra alle milizie di tagliagola, che trovano sostegno nella politica di assimilazione condotta da Ankara, che, attraverso l'offerta di soldi, armi e protezione, si candida a punto di coagulo delle milizie della diaspora jihadista. Esse declinano la propria strategia di morte fianco a fianco con l'esercito siriano libero, sottoprodotto della ribellione di massa al regime di Assad, e oggi pervaso dalla penetrazione jihadista, e sotto pieno controllo turco. Ponendo in essere una radicale pulizia etnica contro il popolo kurdo, Erdogan punta a rimpiazzare questo popolo libero con "arabi riconoscenti", oggetto della propria dominanza, così da allargare la propria egemonia sul Nord della Siria e candidandosi a primo attore nella spartizione annunciata della Siria.Tutto accade sotto la stella dell'indifferenza: usato come fanteria da guerra dagli Usa, oggetto di vaghe promesse di attenzione da parte russa, con buona dose di ipocrisia salutato dalla stampa come liberatore dall'Isis a Kobane, il popolo kurdo, portatore di una esperienza libertaria, che ha radice nel 612 avanti Cristo e trova la sua figura emblematica e leggendaria in Kawa (il fabbro che uccise il tiranno assiro Dehak per liberare il suo popolo), è l'espressione viva di una nuova Resistenza. Larga parte dell'Occidente, dalla Francia alla Germania all'Italia stessa, da anni recita una vacua litania contro il regime di Erdogan, richiamato a professione di fede democratica. Di fatto l'Occidente ne avvalla la copertura, continuando il business di morte attraverso la vendita alla Turchia di nuove e sofisticate armi.Riteniamo che la nostra città, le associazioni, i cittadini, i giovani e i democratici debbano associarsi alle proteste che già si sono levate, chiedendo il blocco della vendita delle armi, la definizione di politiche di solidarietà verso il popolo kurdo, il blocco di 3 miliardi di euro dal Fondo Europeo, deliberato una settimana fa, destinati ad Ankara per proseguire l'accordo 2016 sulla gestione del flusso migratorio.Lanfranco Bolis e Annalisa AlessioAnpi Pavia