«Depistaggi sull'assassinio di Alberto»
di Adriano AgattiwPAVIA«Quel cartello è solo un depistaggio, in Messico i criminali usano così. Me l'ha detto anche la polizia del posto». Astrid Rodriguez, 28 anni, originaria del Salvador, parla lentamente al telefono. Impossibile incontrarla perchè non esce dall'abitazione pavese della sorella assediata dai cronisti. Era la convivente di Alberto Villani, l'intermediario di affari pavese di 37 anni assassinato con due colpi di pistola alla nuca mentre era in Messico per lavoro. Il corpo è stato trovato dentro un sacco di plastica nero abbandonato sul ciglio di una strada di Tlaltizapan nella stato di Morales, circa cento chilometri a sud di Città del Messico. Quel cartello lasciato dai banditi, vicino al corpo dell'uomo che amava, l'ha ferita profondamente. C'era scritto in spagnolo: «Questo mi è successo per essere un ladro».«Mio marito - continua al telefono - era un uomo onesto. Questo deve essere chiaro a tutti. La sua immagine non deve essere offuscata da un cartello lasciato da quei barbari assassini solamente per sviare le indagini. I delinquenti sono altri, mi sembra chiaro. Lo conoscevo bene e posso dire che era una persona onesta, forse troppo. E anche sempre disponibile verso il prossimo. Cosa penso dell'omicidio? Tutto e niente. Posso solo dire che Alberto è stato spogliato dei suoi averi. Mancavano quattro anelli d'oro ed è scomparso anche il portafoglio con il denaro cambiato a Città del Messico. Tutto svanito nel nulla. E qualcuno è entrato nella sua camera di albergo, nella città di Cuautla e ha portato via anche la sua valigia. È un giallo ma sono fiduciosa nelle indagini iniziate dalla polizia messicana. Voglio sapere ad ogni costo chi sono quegli assassini e perchè mio marito è stato ucciso. Purtroppo, per motivi personali, non posso andare in Messico ma seguirò la vicenda minuto per minuto. Non ho problemi a comunicare con la polizia dello stato di Morelos perchè sono di madre lingua spagnola». Tra le ipotesi avanzate dagli investigatori messicani c'è anche quella della rapina. Il broker di Pavia è stato infatti «spogliato» di tutti gli oggetti preziosi che portava addosso. Non è da escludere che il pavese potrebbe essere stato aggredito da delinquenti locali solo per prendergli oro e denaro. Ma non è l'unica pista. Il 23 febbraio scorso si era imbarcato a Malpensa diretto in Messico per concludere un affare. Doveva fare da intermediario con un gruppo di messicani per l'apertura di uffici di una società finanziaria a Cuautla ad un centinaio di chilometri da Città del Messico. E con questi messicani è stato in contatto sino agli ultimi istanti della sua vita. La sua morte potrebbe essere legata a doppio filo alla sua attività professionale? Difficile rispondere ma la polizia sta seguendo anche questa pista che sarebbe decisamente più complessa. Magari un litigio per i pagamenti o un mancato accordo sul prezzo finale. Non è escluso che il broker sia incappato in persone che per risolvere questioni economiche abbiano preferito non rivolgersi alla legge. «Guardi - continua Astrid Rodriguez che, nonostante la tragedia, sta mostrando una notevole forza di carattere - io non conosco quegli uomini di affari messicani. Mio marito li indicava solo con il nome di battesimo perchè non parlava spesso del suo lavoro. Niente di più. Ma posso dire che nella nostre telefonate giornaliere non era mai preoccupato. Anche nel nostro ultimo contatto, quello del 20 marzo scorso dall'aeroporto di Città del Messico, sembrava molto sereno. Mi aveva detto che ci saremmo risentiti dopo due ore. Nulla di più. E, per questo, io non ero preoccupata».Le indagini proseguono e le autorità italiane sono in stretto contatto con quelle messicane. La polizia messicana sta interrogando numerose persone alla ricerca della soluzione di una giallo sempre più intricato.