IL PROGETTOnIN CENTRO A PAVIA

di FILIBERTO MAYDAFu, nell'Ottocento, la sede di rappresentanza del conte di cui porterà il nome, poi nella prima metà del Novecento divenne tristemente sede del circolo littorio. Finita la guerra, mentre al piano terra si insediavano Camera di commercio e Consorzio agrario, a quello superiore vi abitarono diverse famiglie importanti. Infine, dopo essere stato per diversi anni il salotto buono della città, divenne Circolo del bridge. Ora, dopo dieci anni di lavori di restauro, il piano nobile della Cupola Arnaboldi, uno dei luoghi più suggestivi di Pavia, diventerà l"Arnaboldi Palace". In buona sostanza un resort con cinque suites di prestigio nel cuore della città. Un investimento finanziario non secondario per Antonella Zacchetti e Paolo Ceriani, della "Antyche Case", società che ha in gestione l'immobile. Un investimento in cui credono e sperano. «Noi ci abbiamo messo tutto il cuore - spiega Zacchetti - Per me il recupero di questa porzione di un momento pavese che ho sempre trovato tanto affascinante quanto trascurato, è stata un'avventura indimenticabile. Ho scoperto tante storie, tanti personaggi, tante curiosità di cui non sospettavo l'esistenza: uno spaccato di 150 anni di storia».A curare il recupero del piano nobile della Cupola Arnaboldi ed i lavori di restauro conservativo è stato l'architetto pavese Nicola Bisio che, seguendo proprio le indicazioni della Zacchetti, ha completato un progetto anche finanziariamente complesso e articolato: «L'immobile, che è un pezzo di storia di Pavia - sottolinea l'architetto - è sotto vincolo diretto della Soprintendenza per le Belle Arti e quindi gli interventi sono stati necessariamente molto curati e rispettosi dell'immobile stesso».Il risultato, come detto, è una struttura ricettiva che non è tecnicamente un albergo, ma regolata dalle norme regionali della "Foresteria Lombarda". «Anche prima di questo intervento, che unisce due parti del piano nobile - spiega ancora la Zacchetti - abbiamo avuto degli ottimi riscontri. In particolare, almeno il settanta per cento dei nostri ospiti arriva dall'estero. Sono tutti affascinati da una struttura come la Cupola Arnaboldi, da una città come Pavia. Se l'intero edificio venisse recuperato, grazie anche alla presenza di una piazzetta splendida come quella del Lino e della biblioteca universitaria che resterà aperta fino a tarda ora. si trasformerebbe in un angolo speciale e bellissimo della città».Molto dipenderà dalla Camnera di Commercio, che è proprietaria degli immobili che affacciano sull'interno della Cupola Arnaboldi. «Cupola Arnaboldi - risponde il presidente della Camera di commercio, Franco Bosi - è un luogo prezioso per la città e ne conosciamo bene le potenzialità. Proprio per questo la Camera di Commercio ha già previsto di utilizzarla appieno per le attività di internazionalizzazione e, in particolare, per gli incontri business b2b che fanno incontrare le aziende pavesi con buyers stranieri. In secondo luogo, è già allo studio l'opportunità di creare un centro di promozione dei prodotti tipici e dei percorsi turistici che interessano il territorio». Insomma, sarebbe già un bel passo avanti. D'altro canto, spiegano alla Cooperativa Progetti, durante le visite guidate alla città che vengono regolarmente organizzate durante l'anno, proprio questo edificio sorprende e affascina i turistii e anche molti pavesi.«Il nostro auspicio - conclude Antonella Zacchetti - è che cominci davvero una nuova stagione per un gioiello dell'architettura pavese rimasto per molti anni nell'ombra, spesso trascurato. Le gallerie con cupola di fine ottocento, che oggi fanno parte a tutti gli effetti del patrimonio storico-artistico nazionale, sono solo tre: la Galleria Vittorio Emanuele di Milano, la Galleria Umberto I di Napoli e, di dimensioni più contenute ma non per questo meno affascinante della altre, quella voluta da Bernardo Arnaboldi a Pavia, nel cuore della città».