Senza Titolo
Micro e nano robot capaci di penetrare nel corpo umano per curare e riparare ferite, nanoparticelle che entrano direttamente nelle metastasi causate dal cancro con l'obiettivo di distruggerle. Mutazioni genetiche per far sparire malattie come malaria e Hiv e super medicine in grado di debellare virus e influenza in 24 ore. Su robotica e medicina si concentrano studi e sperimentazioni che nel giro di un decennio potranno cominciare a rivoluzionare gli attuali metodi chirurgici e medici e allungare la vita degli esseri umani. Robotica e medicina vanno a braccetto già da tempo, tant'è che il futuro in questo campo è affidato alla realizzazione di sistemi robotici avanzati in micro e nano scala. Ma la vera rivoluzione è affidata a robot non convenzionali, cosiddetti ibridi, che si basano su cellule viventi ingegnerizzate e integrate in sistemi artificiali, costituiti da parti organiche e parti sintetiche capaci di entrare nel corpo umano e vincere eventuali resistenze, integrandosi con i tessuti e le cellule, per curare dall'interno ferite e malattie. Saranno sistemi altamente miniaturizzati, anche a dimensioni minori alla punta di uno spillo, in grado di navigare nel corpo umano per effettuare terapie localizzate come interventi chirurgici, diagnosi o anche portare i farmaci nel posto giusto senza effetti collaterali. Questo studio è l'unione simbiotica tra meccanica e biologia. La prima, in particolare, è già affidata a robot chirurgici sempre più piccoli e capaci non solo di operare con maggiore precisione ma anche di predire e prevenire le malattie. Entro il 2020 si prevede un investimento nel settore dei robot chirurgici e diagnostici di 17, 9 miliardi di dollari in tutto il mondo. Si progettano robot con braccia dal diametro di un capello capaci di vedere dentro e sotto gli organi, in grado di esaminare cellule senza bisogno di biopsie. Robot in scala nanoscopica specializzati su singole tipologie di interventi e in grado di prendere decisioni, reagendo ai soli comandi visivi del chirurgo. Il tutto per limitare o azzerare la chirurgia classica. Affidata a nanoparticelle anche la nuova frontiera per lo sviluppo di farmaci per combattere malattie come aids, dengue e polmonite dei neonati. Sono d'oro le nanoparticelle sviluppate da virologi del dipartimento di Scienze cliniche e biologiche dell'Università di Torino, insieme con chimici e ricercatori svizzeri, capaci di catturare i virus per distruggerli. Questo approccio permetterà di creare farmaci antivirali contro un grande numero di virus. Ma gli studi sugli antivirali passano anche per le medicine classicamente intese sulle quali investono le case farmaceutiche. Si concentrano in Giappone gli studi per la creazione di una molecola antivirale che colpisce il virus un attimo prima che le cellule umane scatenino la febbre. Una nota casa farmaceutica punta tutto su questa idea che eviterebbe anche l'ansia da vaccino. L'idea sulla quale investono i giapponesi di Shionogi in partnership con Roche, parte dalla stesso meccanismo attuato per gli inibitori dell'Hiv. Un'azione concentrata sul meccanismo del virus e non sulla sua tipologia efficace sui ogni tipo di influenza. Potrebbe battere i virus in 24 ore, facendo sì che un'influenza duri anche meno di un raffreddore. E se tutto questo non dovesse servire c'è in campo il filone di ricerca avveniristico delle tecnologie di gene drive che permettono di indurre il declino di una specie dannosa agendo sui geni, come le zanzare portatrici della malaria. Ricerche che hanno aperto una discussione sulla pericolosità etica qualora dovessero essere utilizzati per fini non scientifici.©RIPRODUZIONE RISERVATA