Pamela, i nigeriani restano in cella
«Devo pensarci per ricordare i particolari, ma il sequestro è sempre lì nella mia vita», raccontava a giugno scorso Giuseppe Soffiantini in occasione del ventesimo anniversario del sequestro. Aveva parlato dal salotto della sua abitazione di Manerbio, nel Bresciano, la stessa villa dalla quale era stato prelevato la sera del 17 giugno 1997. «Avevamo le finestre aperte perché faceva caldo. Stavamo mangiando la prima anguria di stagione. Uno è saltato dentro dalla finestra, due dalla porta, mi hanno puntato la pistola, mi hanno ammanettato. In quel momento è iniziato il mio calvario. Sono stato 8 mesi legato con una grossa catena e i rapitori mi dicevano "ti do una picconata in testa se la tua famiglia non paga il riscatto". È stato l'ultimo racconto dell'imprenditore morto la notte scorsa a 83 anni. Vedovo dal maggio scorso, aveva passato gli ultimi tempi in ospedale, per via di problemi cardiaci sempre più gravi. MACERATA«Sono stato io, ho fatto tutto da solo». Dopo oltre un mese di carcere con l'accusa di aver ucciso e poi smembrato la 18enne romana Pamela Mastropietro a Macerata, sembra che Innocent Oseghale, 29 anni, cominci a fare le prime ammissioni sui tragici del 30 gennaio. La frase sarebbe stata carpita da un'intercettazione, durante una conversazione nel carcere di Ascoli Piceno con la compagna del nigeriano. Ma a causa della difficoltà ad esprimersi in italiano e di affermazioni tra loro contraddittorie, l'interpretazione di quello sfogo non sarebbe univoca. Nelle sue parole, è una delle ipotesi, potrebbe esserci non l'ammissione dell'omicidio ma di aver fatto a pezzi, da solo, il cadavere. Le notizie di stampa sulla completa "confessione" di Oseghale, sono state definite dal procuratore di Macerata Giovanni Giorgio «completamente destituite di fondamento», in particolare per l'omicidio. Secondo il 29enne Pamela sarebbe morta nel suo appartamento in via Spalato a Macerata per un'overdose di eroina, circostanza smentita dai medici legali secondo cui venne trafitta da due fendenti alla parte bassa del torace. Di omicidio volontario, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere sono accusati anche altri tre nigeriani, tra cui un 39enne a piede libero. Per Desmond Lucky, 22 anni, e Lucky Awelima, 27 anni, arrestati e detenuti nel carcere di Montacuto ad Ancona, il Riesame ha confermato ieri la custodia cautelare in carcere, respingendo i ricorsi degli avvocati. Le difese sostenevano l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e di un pericolo di fuga: gran parte delle prove si basa sui contatti telefonici tra loro e con Oseghale. Iniziano poi a filtrare indiscrezioni sui responsi dei rilievi fatti sul luogo del delitto. Sul corpo sarebbero state trovate tracce di due Dna: quello di Oseghale e quello del tassista italiano che trascorse con Pamela alcune ore il 29 gennaio dopo che lei si era allontanata dalla comunità di recupero Pars di Corridonia.