Parità di genere, la spinta con "Press for progress"
ROMA Un 8 marzo sottotono, si direbbe oggi. Pare strano ma cinquant'anni fa, nel pieno della vitalità del movimento del '68, a pochi giorni dallo scontro, il 1° marzo, fra universitari e polizia a Valle Giulia a Roma, la Festa della donna passò senza lasciare segni particolari. Del resto il movimento femminista, che da quei fermenti stava mettendo i primi semi, era ancora da venire. Anche le mimose, apparse per la prima volta una ventina d'anni prima alla fine della guerra, non spiccarono nelle strade. Le giovani donne, soprattutto delle città, erano assorbite dalla contestazione anti-sistema del momento insieme ai coetanei maschi, le lavoratrici erano calate nelle problematiche del lavoro, dei servizi sociali, concentrate sulle vertenze. La piazza dell'8 marzo 1968 rimase così deserta. A raccontare quei giorni è una «femminista d'istinto», come lei stessa si definisce, Costanza Fanelli, una delle "ragazze del '68", allora universitaria poco più che ventenne. «Non percepivamo allora una distinzione fra ragazze e ragazzi - dice - il nostro nemico era l'autoritarismo nelle scuole, nelle università, poi lo stato nella veste dei celerini che picchiavano. Certo, le ragazze dovevano affrontare problemi in famiglia, dovevano rompere schemi più rigidi rispetto ai ragazzi. Ma non c'era una consapevolezza di genere. Anche la libertà sessuale, che riguardava ragazze e ragazzi, aveva una valenza politica, come un prendere le distanze dalla famiglia e come assetto di potere. Il protagonismo femminista arriverà dopo, negli anni'70». «Non ricordo in quell'anno a Roma alcuna manifestazione di piazza per la festa della donna, nessun evento di rilievo. L'8 marzo era per lo più e solo in alcune realtà un'occasione per le donne per riunirsi in assemblee sui luoghi di lavoro, nelle fabbriche, per ragionare sui diritti delle lavoratrici e le mimose venivano date insieme al giornale NoiDonne. Erano azioni portate avanti dal Pci, dai sindacati e dall'Udi», afferma Fanelli, giornalista, presidente della Cooperativa Noi donne. Il lavoro, la priorità delle donne di quell'epoca. «Le donne del Pci e l'Udi - prosegue Fanelli - furono prese in contropiede dal movimento che si organizzava per conto suo, che contestava lo stato ma si occupava anche di questioni politiche internazionali. Le questioni di identità femminili non c'erano. Il legame fra l'8 marzo e la piazza è nato negli anni '70 col femminismo. Ma il '68 ha creato le premesse per la sua nascita».di Jeanne Perego wBERLINOSarebbe stato meglio non essere costretti a celebrarla e si spera verrà un giorno in cui tale ricorrenza sarà solo un ricordo. Ma quel giorno è ancora lontano. Oggi in tutto il mondo viene celebrata la Giornata internazionale della donna, e il tema che viene declinato ufficialmente a livello internazionale è l'hashtag #PressForProgress, dove "press" sta per "cercare di imporre". Cercare di imporre il progresso, propagandarlo. L'8 marzo 2018 è il calcio d'inizio di una campagna che non si esaurirà in un giorno, che mira a imporre un effettivo riconoscimento della parità di genere. Un impegno per colmare quel gender gap nitidamente fotografato dal Global Gender Gap Index 2017 del World Economic Forum. Quello, per inciso, che in fatto a pari opportunità vede l'Italia in 82esima posizione su 144 Paesi analizzati, dopo Grecia, Belize, Madagascar e Messico, e che stima che per una completa parità tra i sessi bisognerà aspettare altri 200 anni. Intanto la buona notizia è che in giro per il mondo ogni giorno le donne fanno conquiste in tale direzione e che c'è un sempre più consistente movimento d'opinione e di attivismo a supportarle. Fenomeni come #MeToo e #TimesUp sono esemplari, con numerosissimi influencer che si sono impegnati a sostenerli, consci della propria responsabilità per costruire una società umana in cui la parità tra i sessi non siano solo parole. #PressforProgress è la naturale evoluzione del tema scelto per la stessa ricorrenza nel 2017: #BeBoldForChange (essere pronti al cambiamento). La squadra di hockey femminile statunitense lo fece proprio reclamando lo stesso trattamento riservato ai colleghi di sesso maschile, minacciando di non partecipare a eventuali finali se non fosse stato trovato un accordo in tale senso. 15 mesi di scontro, ma poi il contratto è stato firmato La battaglia per sensibilizzare sul problema dei diritti delle donne è viva ai quattro lati del globo con numerose insegne. In Messico la battaglia per il riconoscimento della parità di genere sta andando avanti sotto quella del movimento Ni Una Menos (Non una di meno), che si è diffuso a macchia d'olio in tutta l'America Latina dopo la marcia a Città del Messico nello scorso novembre per sollecitare il governo a prendere posizione contro il dramma dei femminicidi. In Arabia Saudita la battaglia femminile per poter guidare si è riunita dietro l'hashtag #Women2Drive. Ha funzionato: Re Salman ha riconosciuto tale diritto, e dal prossimo 24 giugno sulle strade saudite si potranno vedere donne alla guida di un'autovettura. ©RIPRODUZIONE RISERVATA