Il trionfo Cinquestelle travolge Renzi
di Maria BerlinguerwROMAIl terremoto politico che ha scosso l'Italia con la vittoria schiacciante dei Cinquestelle e la Lega primo partito del centrodestra lascia sul campo la prima "vittima": Matteo Renzi. Mentre l'Italia si risveglia senza una maggioranza e Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i due vincitori, rivendicano entrambi il mandato per provare a formare un governo, il segretario del Pd dopo il crollo elettorale del partito sceso sotto il 19% annuncia le dimissioni dalla segreteria ma le «congela», sperando di essere ancora lui a dare la carte. E di fatto impone al suo partito una clausola "morale" anti-inciucio, cercando di bloccare sul nascere ogni possibile dialogo con il M5S. Le dimissioni a metà spaccano il Pd, già sotto choc per la sonora sconfitta elettorale. «Si riparte, militante tra i militanti», dice Renzi alle 18.30 quando finalmente scende nella sala stampa per annunciare di essere pronto a mollare «come ovvia conseguenza» del flop del partito. Dalla notte di domenica e per tutta la giornata di ieri l'ex premier ha ingaggiato con i dirigenti dem un braccio di ferro. Molti, e tra questi anche Paolo Gentiloni, gli chiedono un passo indietro per non sottoporre il partito a nuovi scossoni. Renzi però resiste. Alle 12 un'agenzia annuncia che darà le dimissioni. Il suo portavoce smentisce. Parlerà nel pomeriggio, spiega Agnoletti. L'appuntamento però continua a slittare. La prima uscita di Luigi Di Maio ha infatti spiazzato Renzi. Il candidato premier del M5S rivendica il trionfo elettorale che ha portato il M5S con il 32% ad essere il «vincitore assoluto» delle elezioni. Siamo pronti ad assumerci la responsabilità di governare, assicura il capo politico pentastellato che poi, ancora più di quanto ha fatto in campagna elettorale, apre al dialogo con tutti gli altri partiti. «Siamo aperti al dialogo con tutte le forze politiche a partire dalle figure di garanzia che vorremo individuare per le presidenze della Camere ma soprattutto per i temi che dovranno riguardare i programmi dei lavori», spiega. M5S non chiude a una collaborazione con la Lega ma è pronta a guardare anche a sinistra, a Leu e anche a un eventuale Pd «derenzizzato». Sarebbe proprio Grillo a suggerire la strada. E l'uomo giusto per il dialogo a sinistra potrebbe essere Roberto Fico. «Con le dimissioni di Renzi si può aprire una situazione di governo tra Pd e M5S, a patto che non vi sia Renzi come leader di partito», prevede Massimo Cacciari. Un'ipotesi che fa rabbrividire l'ex premier deciso a restare in carica fino a quando non sarà varato un governo. Dunque dimissioni sì ma congelate fino al congresso. Nessun passo indietro in favore di Maurizio Martina, il vicesegretario del Pd. Sarà Renzi a dare le carte fino ad allora. «Sarà il caso di fare un congresso serio e risolutivo, per un segretario eletto nelle primarie e non un reggente eletto da un caminetto», dice Renzi. «Non abbiamo cambiato idea in 48 ore, il nostro posto è all'opposizione: il Pd è nato contro i caminetti e non diventerà stampella delle forze antisistema», assicura. Non siamo riusciti a fermare i populisti, aggiunge ancora Renzi ma nelle sue parole non c'è alcuna autocritica. Anzi. Il declino comincia con la batosta al referendum del 4 dicembre del 2016 e con il no alla sua richiesta di andare a votare subito. Un attacco neanche troppo velato a Sergio Mattarella e a Paolo Gentiloni. «Trovo fuori dal mondo l'idea che la responsabilità della sconfitta sia di Gentiloni, Mattarella (per non aver votato nel 2017) e di una campagna troppo tecnica», scrive Carlo Calenda su twitter. Ma al Nazareno la sconfitta brucia e Renzi è solo. Il timing delle dimissioni a rilento fa saltare i nervi. Luigi Zanda, l'ex capogruppo al Senato, vicino a Franceschini, accusa Renzi di star tentando «manovre per prendere tempo». «Le dimissioni si danno non si annunciano», aggiunge Anna Finoccharo che ricorda i precedenti di Veltroni e Bersani. «Siamo contro i caminetti quanto Renzi ma anche contro i bunker, la parola deve tornare subito agli iscritti», attacca Andrea Orlando. Durissimo Michele Emiliano. Renzi, dice, «finge di dimettersi» ma punta alla sua autoconservazione, sta pensando a come rientrare in partita, non a come far rientrare il Paese in partita». Il sospetto è insomma che Renzi punti persino a una rielezione. «Non finisce qui, non sarà una passeggiata ma il nostro tempo tornerà e il futuro tornerà a sorriderci», annuncia lo stesso Renzi in una diretta Facebook. ©RIPRODUZIONE RISERVATA