LA GUIDAnNEL ROSETO DELL'ORTO BOTANICO

«LA prima cosa da fare, quando si deve potare una rosa, è pulire l'arbusto, togliendo rami secchi o danneggiati, per essere certi che al suo interno circoli bene l'aria. Perché in climi umidi come il nostro, quando arriva il caldo, l'alta densità vegetativa espone la pianta allo sviluppo di funghi». Comincia così la "lezione" di potatura delle rose di Paolo Cauzzi, custode e giardiniere dell'Orto Botanico di Pavia, che spiega il lavoro che da qui alle prossime settimane lo vedrà impegnato nell'antico roseto dell'Orto Botanico, insieme ai suoi colleghi Luca Gianoli, Davide Tronconi e Pietro Gazzola. Sempre sotto la supervisione del direttore dell'Orto Botanico, Francesco Bracco, che detta la "linea" di gestione e interventi sul patrimonio dell'Orto. «A parte alcune regole fisse, di cui dirò tra poco, non esiste un metodo giusto o sbagliato per potare le rose, perché molto dipende da cosa si vuole ottenere - spiega Cauzzi -. Qui all'Orto Botanico, per esempio, sia per il fatto che molti degli esemplari sono antichi, sia perché, anche per gli ibridi moderni, ci interessa la conservazione delle specie e il loro valore storico-naturalistico, non puntiamo a tutti i costi ad avere una fioritura eccezionale a maggio, quando il pubblico, in occasione della tradizionale Festa del roseto, viene in visita. Preferiamo, piuttosto, preparare e rinforzare al meglio ogni singola pianta, anche se questo, a volte può comportare una fioritura più limitata».Per meglio spiegare il concetto, Cauzzi parte da un luogo comune. «Molti pensano che potare in maniera massiccia una pianta, significhi rovinarla, sempre e comunque. In realtà, vale anche per le rose, spesso è necessario intervenire con una potatura importante proprio per rinvigorire la pianta, così che l'anno successivo sia in ottima salute e faccia la sua migliore fioritura».Ma quando bisogna iniziare? «Quella invernale, che per il nostro clima di norma si fa in febbraio, è la potatura più importante - continua il giardiniere - perché imposta la forma della pianta, e decide quali e quanti rami si vogliono rendere portanti, nel caso delle rose rampicanti, oppure contenere, nel caso delle rose a portamento stolonifero.Ed ecco alcune regole fisse. «Se la rosa è molto giovane bisogna sempre lasciarla crescere libera, almeno per i primi due anni, così si irrobustisce - spiega Cauzzi -. Passato questo periodo, si può fare una potatura lunga, tenendo cinque "occhi" (gemme) per ogni ramo, in modo che la pianta faccia tanti fiori di dimensioni medio-piccole, oppure una potatura corta, che prevede due o tre occhi per ramo, e consente di ottenere meno fiori ma molto più grandi».Altre regole fisse della potatura delle rose riguardano il taglio (deve essere netto e appena al di sopra della gemma in modo che sopra il taglio non si crei troppa parte secca che diventa terreno fertile per gli agenti patogeni), l'igiene (tutti gli attrezzi vanno sterilizzati, specialmente se sono stati usati su piante infestate) e la precisione (se il taglio è sfibrato o provoca spaccature nel ramo, si crea l'ambiente favorevole all'attacco di agenti patogeni). Marta Pizzocaro