Operaio si incatena ai cancelli: non mollo

Sono disperati i lavoratori di Embraco. Sono arrivati in tanti, alle 8 di ieri mattina , davanti ai cancelli della fabbrica di Riva di Chieri, che la Whirlpool ha deciso di chiudere. Con loro giornalisti, fotografi, telecamere. E la solidarietà di politica, sindacati e anche dell'arcivescovo di Torino. In tanti lavorano qui da più di 20 anni, qualcuno da trenta. Nella zona è l'unica grande azienda rimasta e decine di famgile dipendono da lei. Se non succederà nulla dal 24 marzo saranno licenziati quasi tutti: 497 su 530. Uno di loro, Daniele Simone (foto), 54 anni, all'Embraco dal 1993, s'incatena ai cancelli: «Non voglio mollare, è la mia fabbrica che mi ha dato da mangiare per 25 anni. Noi vogliamo solo lavorare. Finché c'è uno spiraglio non molliamo».di Michele Di BrancowROMAIl governo cerca una sponda europea per evitare la fuga di Embraco dall'Italia. Dopo la rottura delle trattative con l'azienda (che produce compressori per frigoriferi) controllata da Whirlpool, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, è volato a Bruxelles per incontrare il commissario Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager. «Ci siamo chiariti - ha detto l'esponente dell'esecutivo Gentiloni - e mi pare che il commissario abbia molto ben chiaro il problema. L'Ue sarà molto intransigente nel verificare se c'è un uso sbagliato dei fondi strutturali o peggio se siamo di fronti ad un aiuto di Stato per attrarre investimenti».La strategia è chiara: il governo vuol fare pressione su Embraco (che ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Chieri ed il licenziamento, dal 25 marzo, di 500 lavoratori) ed allo stesso tempo punta a creare le condizioni per non abbandonare al suo destino il polo industriale piemontese. Non a caso, ieri Calenda ha annunciato che l'Italia «invierà prestissimo a Bruxelles una proposta che prevede di istituire un Fondo che, in caso di delocalizzazioni produttive verso i paesi del'Est, gestisca la transizione industriale con una maggiore intensità rispetto a quelle normalmente concessa per un normale aiuto di Stato». In pratica, il ministro ipotizza una modifica dei trattati europei per limitare fughe verso estero in modo da proporre a una multinazionale le stesse condizioni fiscali vantaggiose che altri Paesi offrono. «Nel caso dell'Embraco - ha esemplificato Calenda - immagino uno strumento che permetta a chi subentrerà alla proprietà di rilanciare gli stabilimenti, fare gli investimenti e intanto non licenziare i lavoratori. Immagino il percorso virtuoso fatto con Ideal Standard: ci vuole una finanza che accompagni le transizioni industriali. Saremo un'economia in transizione perenne, e queste transizioni vanno gestite».Margini per ricomporre la rottura con Whirlpool, peraltro, non sembrano esserci. L'unica apertura, respinta da lavoratori e governo, è stata l'offerta di un part-time di 8 mesi prima dei licenziamenti. Un'ipotesi accolta come una provocazione anche dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha giudicato "«inaccettabile il comportamento dell'impresa perché se avesse ritirato i licenziamenti avrebbe consentito un percorso di re-industrializzazione e di ricorso agli ammortizzatori». In Slovacchia, è questo il ragionamento che fanno in queste ore in Embraco, si troverebbero costi di produzione molto inferiori mantenendo comunque l'accesso al mercato unico europeo. Una posizione di comodo, appunto, che ha fatto imbufalire il governo. «L'Italia - ha protestato il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan - rispetta le regole sugli aiuti di stato e si aspetta che lo facciano anche gli altri. Abbiamo fatto una legittima richiesta di controllo sulla possibile esistenza di misure in contrasto con gli aiuti di stato da parte della Slovacchia che sarebbe evidentemente una forma di sostegno illegittimo alla competitività».La vicenda, in pieno clima elettorale, sta suscitando vivaci polemiche. «È una situazione inaccettabile che dimostra che l'Europa va profondamente cambiata e in tempi rapidi. E questo deve essere un impegno unitario di qualunque futuro governo italiano» ha ammonito il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani. Mentre sul fronte interno, il governo italiano è stato bersagliato in blocco dalle opposizioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA